Slai cobas  per il sindacato di classe

 

 

CONTATTI

 Comunicati

 

I sindacati confederali danno il dito all'ilva, l'ilva si prende tutta la mano - 16/12/08
 

Fiat Sata - lo strapotere Fiat - 24/10/08

 

Ilva Taranto
Giustizia per Paolo e Pasquale - 16/10/2008

 

Palermo: Contro il decreto ammazza/scuola Gelminiprecari in piazza 15/09/2008

 

Taranto: Tenda dei lavoratori comunali

in Piazza castello



Ravenna: il governo Berlusconi ci vuole precari a vita e le cooperative sociali ringraziano!
07/08/08

 

Taranto: stato di agitazione lavoratori e lavoratrici comunali addetti alle pulizie

 27/07/08

 

  Prime notizie sulla sentenza del processo 

  Fincantieri Venezia - 23/07/08

 

  Infortuni: ribellarsi è giusto ! - 06/07/08
 

  Slai Cobas Dalmine: sentenza di rilevanza

  nazionale - 05/07/08

 

Fiat: quale piano per Termini Imerese?

04/07/08

 

Palermo:  No alla privatizzazione della Fincantieri - 04/07/08

 

Ilva Taranto: padroni assassini e complici

02/07/08

 

Taranto: Lavoratori delle pulizia nelle scuole in lotta - 16/06/08

 

Fiat di Termini chiusa da tre giorni - 06/06/08

 

 No ai piani di licenziamento della Bonduelle

 28/05/08

 

Il Contratto Collettivo Nazionale è morto     

 09/05/08

 

 Taranto: Che vergogna! Nuovo accordo rinvio assunzioni alla  Teleperformance - 26/04/08

 

 Melfi: Accordo di chiusura alla Sata  22/04/2008

 

 Ravenna: Sciopero dell’intera giornata per i  lavoratori e lavoratrici delle cooperative sociali - 04/04/08

 

Milano: La salute e la sicurezza dei lavoratori dell'Istituto Tumori non è rinviabile - 24/01/08

 

 

 

 In evidenza

Documento distribuito all'ilva taranto     22..4.09


Sul "decreto correttivo" del D.Lgs. 81/08

Impediamo l'affossamento del Testo Unico sulla sicurezza!

"Licenza d'uccidere"!

Per il governo, i padroni non sono colpevoli.

In una situazione in cui nel solo mese di marzo '09 le morti sul lavoro sono aumentate del 25%, nonostante la crisi che ha ridotto l'occupazione - ma anche come frutto degli effetti sulla sicurezza della crisi; in cui dall'inizio del 2009 vi sono stati circa 250 morti sul lavoro; in cui i padroni utilizzando appunto la crisi riducono ancora di più gli investimenti per la sicurezza, aumentano il lavoro nero, chiedono, e ottengono, una sorta
di deregulation sul rispetto delle norme, fanno spesso marciare insieme cig e straordinari, cig e aumento dei ritmi produttivi, picchi lavorativi, con chiaro aumento del rischio salute e vita per i lavoratori,il 27 marzo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo "schema" del
"decreto correttivo" del T.U. sulla salute e sicurezza sul lavoro (D. Lgs. 81/2008), ben 136 articoli e numerosi allegati, che recependo le linee guida di modifiche proposte da tutto il padronato (dalla Confindustria alla Lega
delle cooperative), punta a stravolgere il TU per renderlo sempre più inoffensivo per i padroni su sanzioni e controlli.
Queste modifiche hanno trovato subito il consenso pieno della Cisl e a seguire della Uil e Ugl - sarà anche perchè i correttivi vanno verso un potenziamento del ruolo degli Enti bilaterali formati da aziende e sindacati

In realtà il lavoro di affossamento del TU era cominciato subito dopo la sua emanazione da parte di padronato e governo Berlusconi, e subito si sono messi all'opera con 3 decreti legge nel 2008 prima per diluirlo nel tempo, mentre si lavorava per stravolgerlo.

Gli interventi principali di affossamento del T.U. - ART. 15bis.
Partiamo da quello più grave. E' stato introdotto un nuovo art. 15bis che è una deroga alla norma del CP che dice "non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo" e che quindi affidava piena responsabilità ai padroni. Con questo articolo, invece, si afferma che i padroni non sono mai colpevoli per morti e infortuni sul lavoro, per
malattie professionali gravi, se hanno delegato ad altri preposti la responsabilità; quindi, questo vuol dire sempre, soprattutto nelle grandi
aziende (come l'Ilva, la Fiat, la Marcegaglia, ecc.). I responsabili saranno al massimo i capi, o, se anche questi hanno delegato ad un inferiore, i
capetti, finchè diranno che gli unici responsabili sono proprio gli operai morti. Con questo articolo i grandi padroni non saranno mai più processati e di conseguenza non risponderanno mai neanche per via civile, esonerati anche
dal risarcimento dei danni! Il governo così vuole mettere al sicuro i padroni e affossare i processi. E, per chiudere il cerchio, poi questa norma
opererebbe in via retroattiva cancellando anche processi in corso. Gli operai e i loro familiari non avranno mai giustizia vera!

Le sanzioni sono state sostanzialmente tutte ristrutturate e abbassate, in alcuni casi più che dimezzate (usando tra l'altro l'escamotage di prendere a riferimento gli importi della legge 626/94!). Al massimo ora i padroni
potranno pagare solo 8.000 euro. Mentre nello stesso tempo aumentano le sanzioni per i lavoratori, basterà che non si mettano un casco e dovranno pagare 1600 euro di multa o rischiare l'arresto fino a due mesi; rafforzando così la logica di mettere sullo stesso pianoresponsabilità dei padroni e responsabilità dei lavoratori.

Per i padroni che non applicano misure di sicurezza viene potenziato il "ravvedimento operoso", grazie a cui potranno pagare solo un quarto del massimo dell'ammenda - una vera e propria "sciocchezza", che i padroni non
avranno problemi a mettere in conto..
Lì dove era previsto il solo arresto - per violazioni delle norme in imprese ad alto rischio (per es. aziende sottoposte alla direttiva Seveso,
installazioni con presenza di radiazioni ionizzanti, fabbriche di esplosivi, cantieri con più di 200 lavoratori, attività che espongono a rischi
cancerogeni e all'amianto, ecc. - quindi rischi non da poco!), il carcere potrà essere sostituito dalla sola multa pecuniaria "non inferiore a 2mila euro"!
Si dice che questo avverrebbe "nei casi di pura violazione formale delle regole"; ma basta entrare nel merito per capire che "formali" non lo sono affatto. Una di queste è per es. il caso di aziende che sfruttano manodopera in nero, una condizione più facile a produrre in realtà infortuni sostanziali; un'altra è l'apposizione di data certa nel documento di valutazione dei rischi, che non è affatto "formale" perchè attesta quando l'azienda ha fatto realmente la valutazione dei rischi.
D'altra parte l'elaborazione del documento della sicurezza che prima doveva essere contestuale all'inizio dell'attività, ora viene prorogata di 90
giorni, istituendo di fatto per le aziende un "periodo franco" di 3 mesi.
Inoltre il Documento unico di valutazione dei rischi da interferenza (Duvri) negli appalti con presenza di più ditte, viene escluso nelle lavorazioni a rischio basso o di limitata durata, istituendo una "zona franca"; ma soprattutto in questo modo si vuole esonerare la ditta committente dalla responsabilità di infortuni nelle ditte operanti nello stesso appalto,
mettendo una pietra sopra alla responsabilità solidale; e questo proprio quando in edilizia il sistema degli appalti e subappalti, è spessissimo
fonte di lavoro nero e di infortuni mortali.

Si vuole attestare la regolarità delle misure adottate sulla base di semplici autocertificazioni di parte, che possono essere redatte anche dagli
Enti bilaterali (aziende e sindacati) o addirittura dalle Università. Se le parti si accordano, si dà per scontato che c'è la sicurezza. Il ruolo
preventivo di controllo degli Enti preposti diventa 'carta straccia'.
Così come si limita la contrattazione e il controllo delle Rsu (demandandolo solo agli Rls) su materie quali ritmi e carichi di lavoro, turni, riposi, che spesso e sempre più sono concausa degli infortuni. Nello stesso tempo limita anche la possibilità degli Rls territoriali rendendo farraginosa la loro nomina e spostando le risorse destinate a questi agli Organismi Paritetici (formati anche dai padroni).

Viene sostituito il concetto di "violazione reiterata" con quello di "violazione plurima": la conseguenza è: meno provvedimenti di sospensione dell'attività. Perchè se prima era prevista in caso di violazioni dello stesso tipo reiterate nel tempo, ora deve essere adottata solo in caso di presenza contemporanea di almeno 3 gravi violazioni o se la stessa
violazione si è ripetuta per la 2° volta in un biennio; questo vuol dire che solo ad un terzo controllo (che visti gli attuali tempi e gli organici
ispettivi, può essere fatto dopo anni e anni) un cantiere potrà essere chiuso.

Ritornano le visite mediche preassuntive da parte del medico aziendale per verificare l'idoneità al lavoro e per accertare stati di gravidanza.
Con questa grave modifica si dà, come ai tempi degli schiavi la possibilità ai padroni di scegliersi solo manodopera efficiente e in "buono stato", ma soprattutto diventa un illegittimo strumento per non assumere donne incinta, legittimando di fatto le discriminazione (in violazione aperta della stessa normativa sulla parità uomo/donna), rendendo legge ciò che prima, con
questionari, interrogatori invadenti, erano un odioso abuso, una violenta interferenza nella vita privata delle donne.
E mentre viene reintrodotta questa visita preassuntiva a chiara salvaguardia dell'interesse dei padroni, si elimina la "cartella rischio personale", il documento che racchiude la storia sanitaria del lavoratore che consentiva ad
un lavoratore che passava da un lavoro ad un altro di essere tutelato anche dalla nuova ditta nell'attività da svolgere o di poter accertare subito l'insorgenza/decorso di malattie professionali.

La valutazione come rischio anche dello stress collegato alle modalità lavorative, ai movimenti, ritmi di lavoro, che era una positiva novità del
TU, guardando soprattutto all'organizzazione del lavoro "moderna" (ma che ricorda molto l'operaio di "Tempi moderni", come per es. alla Fiat Sata di Melfi), viene ora fortemente ridimensionata: si dice che bisogna comunque
considerare il tipo di contratto, per esempio se è a termine, flessibile, ecc.

Per i lavoratori che non possono svolgere una serie di attività pericolose, mentre con il TU precedente, questo non poteva comportare un demansionamento dei lavoratori, ora invece potrebbe essere dequalificato e potrà essere
impiegato anche ad attività inferiori.

Parallelamente a questo stravolgimento del TU, non poteva evidentemente mancare già in questi mesi un intervento del governo per ammorbidire e limitare i controlli.
Il TU doveva dare impulso alla prevenzione con misure adeguate, e invece si va ad una riduzione della sorveglianza sui luoghi di lavoro. Una linea e prassi già preannunciata dalla 'Direttiva Sacconi' del settembre 2008 che impone agli ispettori di non essere "vessatori verso le aziende" ma di essere collaboratori, al servizio delle aziende, a cui è seguita la recente
circolare di marzo 09 dell'Inps che invita gli ispettori a ridurre i controlli, ottemperando alla disposizione di Sacconi per la loro diminuzione
al 19%. Di fatto un gravissimo 'via libera' ai padroni a violare norme sulla sicurezza, sul lavoro!

La realtà è che i padroni possono continuare a fare profitti se aumentano lo sfruttamento, e il lavoro in ogni condizione, senza regole; quindi per questo sistema capitalista le morti, le malattie dei lavoratori sono inevitabili e necessarie. Il governo dei padroni con queste leggi costruisce un "delitto perfetto", in cui alla fine gli unici "responsabili" delle morti
sono gli operai stessi! Ma, "non si muore per il lavoro!", "non si muore per i profitti dei padroni"!

Di fronte a questo attacco alla salute e alla vita dei lavoratori, non si può solo denunciare. Tutti devono metterci la propria responsabilità e la
propria iniziativa, dalla Cgil/Fiom, agli Rsu/Rls, ai sindacati di base, agli ispettori del lavoro, ai magistrati, ai giornalisti, ecc., anche
sostenendo la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro.

Occorre uno sciopero generale! Una lotta seria e prolungata che imponga un passo indietro al governo e la difesa/miglioramento del TU.


Slai Cobas per il sindacato di classe

 ilva-appalto Taranto                          

 

 

sullo sciopero del 12 dicembre

Comunicato nazionale

 

***


    Basta morti, Basta riva

il padrone più condannato d'Italia vuole 100.000 euro da Margherita Calderazzi,

coordinatrice dello Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

 "mandante" della scritta su un muro "Riva assassino"!

 

***

17 OTTOBRE

SCIOPERO GENERALE

DEI SINDACATI DI BASE

 

     Palermo: resoconto del corteo

Ravenna: tanti studenti al presidio

 in prefettura

 

Sullo sciopero del 12 dicembre

Lo slai cobas per il sindacato di classe appoggia e sostiene tutti i lavoratori e i settori sociali che hanno scioperato e sono scesi in piazza contro il governo e la sua politica economica il 12 dicembre e sostiene gli obiettivi portati avanti dal sindacalismo di base in contrasto con la linea della Cgil nello sciopero stesso.
Questo sciopero dopo quello del 17 ottobre, indetto dal solo sindacalismo di base allarga il fronte di opposizione al governo e mostra come le ragioni di chi combatte i padroni e il governo si vanno affermando.
Questo sciopero ha offerto al movimento studentesco la possibilità di scendere nuovamente in piazza in tutt'Italia, dopo la grande manifestazione nazionale del 14 novembre scorso. In particolare la partecipazione
studentesca ha ingrandito i numeri delle manifestazioni e portato in esse il vento di una vera opposizione intorno alla parola d'ordine da essi proposta "Noi la crisi non la paghiamo".
Detto questo, noi non condividiamo l'ingigantimento dei numeri che la Cgil ed altri fanno sulla partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni, né tanto meno l'esaltazione della portata di esso.
Chi lavora quotidianamente nelle fila della classe operaia e dei lavoratori sa bene che le cose non stanno così.
La linea della Cgil è di sviluppare questa lotta per tornare al tavolo delle trattative e ripetere in ogni campo della lotta sindacale e sociale accordi come quello sulla riforma della contrattazione, Alitalia, ecc. Una linea
antioperaia e antipopolare, asservita innanzitutto ai padroni e secondariamente al governo; una linea in sintonia con i partiti della  falsa opposizione parlamentare PD  e dei riformisti della sinistra ex -parlamentare che già ha permesso finora di scaricare sui lavoratori la
situazione economica pre crisi e ancor più oggi nella crisi, peggiorandone salari,occupazione, sicurezza in fabbrica, condizione di vita e di lavoro, diritti
La classe operaia non è riuscita ancora a scendere in campo in autonomia da padroni, governo e sindacati confederali, contro i padroni e contro l'insieme della politica del governo Berlusconi.
QUESTO E' IL PUNTO CHIAVE per sviluppare uno scontro di classe all'altezza della situazione, e questo è un lavoro tuttora da fare.
-Costruire il sindacato di classe, sviluppare a livello di fabbrica e di base l'unità di classe, sostenere la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, sostenere ed estendere la lotta di tutti i settori di lavoratori  contro il governo - e in particolare i lavoratori della scuola, P.I. fino a risultati concreti

- Costruire un'unità su basi di classe e un fronte comune tra le lotte operaie, dei lavoratori e il movimento studentesco, sulla base de "noi la crisi non la paghiamo", "basta con il sistema dei padroni, i loro governi, il loro Stato", "  rivoluzione politica e sociale per il potere proletario".

Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale

15.12.08

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Basta morti, Basta riva
E’ ora che tutti si assumano in fabbrica e nella città le loro responsabilità
basta morti
basta riva

Riva vuole 100. 000 euro da Calderazzi Margherita coordinatrice dello slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, faremmo una colletta, 1 euro ciascuno e glieli daremmo perché se ne vada

la fabbrica con più morti sul lavoro d'Italia
la città con più infortuni e malattie professionali d'Italia
la città con più tumori d'Italia

il padrone con più profitti d'Italia

il padrone più condannato in Italia
omicidi bianchi, parchi minerali, nuova siet, palazzina laf

Il padrone più impunito in Italia nonostante processi e condanne ora si offende perché su un muro un ragazzino scrive riva assassino e si individua in Calderazzi Margherita, coordinatrice dello slai cobas, la mandante, perché, come dice il vigilante, la conosco benissimo per le migliaia di manifestazioni all'Ilva, perché, come dice il giudice, notissima attivista?
Ebbene è una intimidazione per dirci smettetela state zitti, chi ci tocca muore; non ci lasciamo certo intimidire e accettiamo la sfida.

Adesso diciamo chiaro e tondo che vogliamo un tribunale che sancisca la colpevolezza di Riva per omicidio colposo plurimo, per omicidio volontario, per crimini contro la vita dei suoi lavoratori, per crimini contro la salute pubblica e per crimini contro la città.

slai cobas per il sindacato di classe
Margherita Calderazzi
347-5301704                                                   22/10/2008
 

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17 ottobre Corteo a Palermo            

Oltre 500 i partecipanti al corteo di oggi a Palermo indetto dallo Slai Cobas per il Sindacato di Classe che ha aderito allo sciopero generale nazionale dei Sindacati di base, sostenuto le manifestazioni di Roma e di Milano

Presenti le lavoratrici e i lavoratori dello Slai Cobas, gli assistenti tecnici statali, i lavoratori del  comune,  i precari ATA della scuola, i precari delle poste, i precari ex PIP. Inoltre  il "Forum dei Precari" di Palermo, il coordinamento precari scuola "Informalmente", numerosi altri insegnanti di ruolo e non, in delegazione alcuni precari universitari che hanno portato al corteo la voce dell'assemblea che in contemporanea si svolgeva all'Università, un gruppo di pensionati, due rappresentanti del sindacato Alba e tanti studenti medi del liceo aristico Almeyda, del liceo scientifico Cannizzaro, del liceo classico Garibaldi e Meli, Ninni Cassarà ed altre scuole che hanno sfilato insieme ai giovani e studenti del collettivo Red Block la cui presenza, fresca ribellione ha contribuito a vivacizzare moltissimo il corteo.

 Tanti gli striscioni e i cartelli

DISOCCUPAZIONE PRECARIETA' MORTI SUL LAVORO MISERIA CAROVITA 

CON QUESTO GOVERNO FACCIAMOLA FINITA

CONTRO IL DECRETO MASSACRA/SCUOLA DELLA GELMINI

IL SAPERE NON E' UNA MERCANZIA TREMONTI/GELMINI VI SPAZZEREMO VIA - STUDENTI ANTIGELMINI

 NO AL MAESTRO UNICO 

COMPLIMENTI GELMINI HAI AVUTO IL GIUSTO INCARICO: MINISTRO DELLA DISTRUZIONE PUBBLICA        

CON TREMONTI E GELMINI LA SCUOLA SEMPRE PIU PRIVATA ....DI TUTTO

 

SIAMO TUTTI IMMIGRATI

NO ALLE CLASSI/GHETTO DEL GOVERNO

 

NO AI SINDACATI DI STATO

VOGLIAMO UN SINDACATO DI CLASSE NELLE MANI DEI LAVORATORI                e altri ancora

tanti i i cartelli, gli slogan e tanti gli interventi al microfono aperto di lavoratrici e lavoratori contro le politiche del governo e dei padroni  che hanno allargato l'ambito della denuncia, dall'attacco ai salari e il carovita ai licenziamenti e alla disoccupazione, dall'attacco al contratto nazionale  ai diritti degli operai e dei lavoratori non ultimo il diritto di sciopero, dal massacro di classe della scuola pubblica al servizio delle imprese ai tagli ai servizi sociali, alle case che mancano, dalla  forte denuncia del razzismo istituzionale che sta dilagando (vedi l'emendamento della Lega sulle classi/ghetto a scuola in cui confinare i bambini immigrati) al pacchetto sicurezza da moderno fascismo e stato di polizia del governo.

Il corteo ha anche sostato per alcuni minuti davanti la sede del quotidiano La Repubblica denunciando l'azione dei mass media che sempre più spesso, al servizio del governo, o adottano la congiura del silenzio o contribuiscono a criminalizzare le lotte sociali.   

Tre altri aspetti  sono poi emersi in modo forte nel corso del corteo:  

I MORTI SUL LAVORO, la guerra quotidiana dei padroni contro gli operai in fabbrica e i tanti lavoratori contro cui forte si deve scatenare la lotta, in una giornata, quella odierna, in cui mentre il corteo sfilava è arrivata la notizia di un altro operaio, che lavorava in una fabbrica di cioccolato di Ragusa, che è morto colpito da una pala. Forti la denuncia  della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro che ha lanciato l'appello per lo sciopero del 6 dicembre a Torino in occasione dell'anniversario della strage della Thissenkrupp e l'intervento dell'operaio della Fincantieri licenziato perchè scomodo per i padroni perchè denunciava le mancate condizioni di sicurezza in fabbrica. 

IL DOPPIO ATTACCO ALLE CONDIZIONI DI LAVORO E DI VITA DELLE DONNE LAVORATRICI E PRECARIE, tantissime nel corteo che hanno denunciato, forti e combattive, le politiche del governo  che taglia migliaia di posti di lavoro occupati in maggioranza dalle donne, vedi la scuola, che allarga la precarietà che in questo senso si può ben dire che E' DONNA, che attacca diritti come il part-time o addirittura mette in discussione i permessi per maternità (vedi le ultime affermazioni del ministro Brunetta), che vuole ricacciare a casa le donne in un moderno medioevo. 

E' stato distribuito il volantino del Tavolo4 nazionale "Lavoro/precarietà/reddito" della rete nazionale femminista e lesbica SOMMOSSE che si è riunito a Roma il 27 settembre e che in contemporanea oggi è stato diffuso in tante città. 

Nell'esprimere la solidarietà alle diverse lotte attualmente in corso in città è stata ribadita la necessita della solidarietà di classe e soprattutto quella  DI UN SINDACATO NELLE MANI DEI LAVORATORI che faccia realmente gli interesse di tutta la classe contro l'esistenza nefasta dei sindacati confedrali, veri e propri sinadacati di stato  

 Il tentativo della Digos di impedire  il blocco di un crocevia principale del centro storico ("perchè si infastidiscono gli automobilisti") con minaccia di multa è stato impedito e denunciato con forza da tutti i manifestanti che hanno invece sostato di più in barba alle prescrizioni del questore.

 Il corteo si è concluso alla prefettura dove una delegazione di 12 lavoratrici e lavoratori e studenti hanno portato la voce della protesta al prefetto, rappresentato da un funzionario dell'ufficio di gabinetto, che ha preso l'impegno di far conoscere al governo nazionale le ragioni e le richieste degli scioperanti. Si è inoltre impegnato a portare al prefetto la richiesta di apertura di un tavolo tecnico urgente con tutte le parti interessate.

 Alla fine del corteo un gruppo di giovani si è recato all' Università in solidarietà e per seguire l'assemblea in corso.  

 
 Slai Cobas per il sindacato di classe - Palermo
 Via G. Del Duca, 4 Palermo
 338/7708110

Ravenna: tanti studenti al presidio

Una straordinaria partecipazione studentesca ha segnato il presidio sotto la Prefettura a Ravenna nel corso dello sciopero generale dei sindacati di base. 200 studenti hanno scioperato portando la freschezza e l'energia delle lotte contro la controriforma Gelmini voluta da questo governo e si sono uniti al presidio indetto dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna.

La manifestazione di Ravenna aderisce e sostiene quelle nazionali di Roma e Milano e ha inteso rafforzare le ragioni dello sciopero in sede locale.

Ancora una volta i sindacati di base e di classe hanno confermato di essere gli unici portavoce del malcontento dei lavoratori e delle masse popolari.

Il presidio si è trasformato subito in un'assemblea aperta con interventi al megafono di lavoratori e studenti, tutti contro un padronato avido di profitti mentre i salari e gli stipendi non bastano contro il carovita, gli affitti, i mutui per la casa, il caroscuola, il carosanità, il carotariffe. Un padronato che vuole mantenere bassi i salari e licenziare, che attacca diritti e la sicurezza nei luoghi di lavoro. La protesta è contro questo governo, uno dei peggiori dal dopoguerra, rappresentante di un padronato reazionario e sovversivo, in marcia verso la costruzione di un regime.

L' attacco alla scuola pubblica è uno dei passaggi: la controriforma Gelmini non solo è in continuità con tutti i governi succedutesi in questi anni che hanno picconato la scuola pubblica dirottando risorse verso quella privata accontentando padroni e Vaticano, ma è portatrice di un disegno oscurantista e reazionario, autoritario e repressivo verso una scuola di regime, selezionata per classi sociali e, addirittura, che discrimina per razza, dove non può trovare spazio il sapere critico. E' la scuola di lor signori che vuole la visione del mondo dei padroni. Una scuola colpita dai tagli al personale, dai tagli alle scuole con meno di 500 studenti e ai finanziamenti, con strutture fatiscenti e aule inagibili che mettono a rischio la sicurezza, in alcuni casi prive anche di palestre.

I lavoratori della Rete per la sicurezza sul lavoro hanno invitato alla partecipazione alla manifestazione del 6 dicembre a Torino, anniversario della strage degli operai della ThyssenKrupp, contro le morti sul lavoro.

I lavoratori delle cooperative sociali hanno protestato contro lo sfruttamento delle cooperative, la precarietà dei vari tipi di contratti (a termine, cocopro) che colpisce soprattutto le donne lavoratrici e contro i provvedimenti di questo governo in materia di lavoro con leggi che non permettono il reintegro del lavoratore e contro i tagli allo stato sociale che tolgono il personale di sostegno nelle scuole per i bambini con handicap.

Gli operai dell'Enichem hanno denunciato la divisione dei lavoratori in diversi contratti per sfruttarli meglio, la necessità di maggiori controlli per la sicurezza dei lavoratori e lo scandalo di risorse pubbliche destinate al salvataggio di banchieri oppure alle politiche militari

La manifestazione ha ribadito la necessità dell'unità tra i lavoratori e le loro organizzazioni di base e di classe con gli studenti  la controriforma della scuola voluta da questo governo e di continuare la lotta fuori e contro tutti coloro, dai confederali ai partiti della sinistra ex-parlamentare, che sono espressione della conciliazione della lotta di classe.

Al termine una delegazione di lavoratori e studenti è stata ricevuta dal prefetto di Ravenna che ha ascoltato le ragioni degli scioperanti e si è impegnato a portare in sede di governo nazionale le istanze che sono venute da questa manifestazione-presidio e per le scuole si è impegnato a inoltrare una lettera di segnalazione dei disagi per la sicurezza degli edifici scolastici.

Ma la manifestazione non si è fermata quì perchè gli studenti hanno fatto un corteo per le vie del centro e hanno annunciato le prossime occupazioni delle scuole.

 SLAI Cobas  per il sindacato di classe

Sede provinciale: Ravenna  v. G. Di Vittorio,32. 

Tel: 339/8911853 e mail: cobasravenna@libero.it

 

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ASSEMBLEA NAZIONALE

per un sindacato di classe

nelle mani dei lavoratori 

NAPOLI 31 MAGGIO ORE 9:00 - SALA GEMITO - NAPOLI

PROMOSSA DA

 SINDACATO LAVORATORI IN LOTTA – PER IL SINDACATO DI  CLASSE

 SLAI COBAS – PER IL SINDACATO DI CLASSE

Comunicato sull'assemblea nazionale del 31 maggio

Dichiarazione finale assemblea nazionale 31 maggio

Per un sindacato di classe nelle mani dei lavoratori

Donne e Sindacato

guarda su

http://www.youtube.com/watch?v=nfcB0X2AF08


 

 

  Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro

        

Comunicato dopo la manifestazione

del 18 Aprile a Taranto 

Dopo la Thyssen...oltre la Thyssen...la linea di classe unitaria e di massa

Il metodo della Rete vince la sfida e prosegue il suo cammino. 

In 5000 a Taranto (1000 per la questura e parte della stampa e tv locali che hanno dato grande risalto alla manifestazione) in una forte e spettacolare manifestazione e in una bella e toccante assemblea finale in piazza.

Un lungo serpentone colorato di bandiere rosse guidato da donne proletarie e centinaia di scatenatissimi giovani operai dell'Ilva, mai scesi in piazza prima d'ora così compatti e combattivi convinti dalla linea e dalla prassi unitaria e intransigente applicata nella costruzione della manifestazione di Taranto.

E' stata una manifestazione realmente nazionale con lavoratori e associazioni arrivati da Palermo e da Trento, da Torino e da Taranto, Marghera, Bologna, Ravenna, Perugia, Molfetta, Roma, Bari e Napoli.

Tutti insieme, operai e lavoratori diverse organizzazioni sindacali, associazioni di familiari delle vittime del lavoro e centri sociali, militanti di partiti e organizzazioni e le punte avanzate delle università in lotta nei mesi scorsi. Una manifestazione difficile da realizzare in una città del "profondo" sud. Una grande  spinta dal basso in forma totalmente autorganizzata tra le diverse forme dello sfruttamento che si sono ricomposte in unica posizione di classe. 

Abbiamo anche reso la "questione Riva" una battaglia nazionale. Un padrone che i compagni di Taranto della nostra rete dello slai cobas per il sindacato di classe avevano sfidato da tempo quasi in solitudine numeri e cifre alla mano. Lo slogan "Riva assassino", gridato spontaneamente da centinaia di tarantini alla manifestazione, fanno capire perché il padrone aveva giustamente percepito come un pericolo quella denuncia. Ora bisogna farne una questione nazionale e di classe piena insieme ai molti comitati di lotta dei lavoratori, comitati di quartiere e strutture territoriali ambientaliste presenti alla manifestazione.

Il ponte simbolico tra la Thyssen di Torino e l'Ilva di Taranto, che sembrava impossibile, è diventato sabato 18 aprile realtà in carne e ossa formato dagli operai che si sono incontrati al di fuori degli accordi o sostegni del sindacalismo sia confederale che di base colpevolmente "distratti" su questa mobilitazione dal basso che va avanti da mesi e che proseguirà il proprio percorso. 

Sabato si sono finalmente incontrati in piazza e non in televisione i familiari di alcune delle più importanti realtà delle morti sul lavoro (Thyssen, ILVA, Umbria Olii, ecc...). Ma abbiamo anche formalizzato un nesso pratico e di lotta tra le morti sul lavoro e la lotta contro precarietà, cassintegrazione, nuova contrattazione nazionale, attacco al diritto di sciopero e estensione dei diritti ai precari.

La presenza del Sindaco di Taranto è stato un ulteriore successo di questa manifestazione perché ha simbolizzato il sostegno della città alla Rete e ha rappresentato anche un ulteriore sostegno e riconoscimento della battaglia dei familiari degli operai morti sul lavoro. 

Siamo consapevoli che abbiamo vinto solo un'altra battaglia che rappresenta una tappa di un percorso di lunga durata.

Stiamo costruendo la rete passo dopo passo rispetto ad una prassi parolaia di addetti ai lavori e di sole denunce mediatiche su un tema così drammatico e centrale nella lotta contro il sistema di sfruttamento capitalistico ed i suoi governi.

Abbiamo dato a tutti, senza alcuna discriminazione e con la massima buona intenzione, la possibilità di schierarsi e tanti lo hanno fatto con adesioni massicce andate anche oltre quelle già significative della riuscita manifestazione del 6 dicembre scorso. Ma soprattutto vogliamo sottolineare una partecipazione, al di là delle adesioni formali, ancora più combattiva e solida in una manifestazione in cui tutti si sono sentiti protagonisti e promotori. Con il metodo e la linea che questa Rete ha scelto sin dall'inizio. 

A Taranto ora siamo più forti e autorevoli nella battaglia in quella che è attualmente la più grande fabbrica del nostro paese (per operi diretti e indotto), il primo stabilimento siderurgico d'Europa e uno dei primi 10 al mondo. In una città dove c'è anche l'ENI e la più grande Base militare

italiana che si affaccia nel mediterraneo a sostegno delle guerre USA e Nato. In una regione segnata dai petrolchimici assassini e semi-dismessi di Manfredonia e Brindisi. 

Ma ora dobbiamo ulteriormente rilanciare il percorso a livello nazionale verso nuove scadenze e fronti di lotta. 

Dalla manifestazione di Taranto siamo usciti con l'impegno a rilanciare la piattaforma della manifestazione e della Rete verso uno sciopero generale nazionale.

Allargheremo ulteriormente il lavoro sul campo in queste settimane a partire dalle manifestazioni del 1° maggio e in tutte le scadenze e iniziative di lotta previsti (dai processi esemplari contro la Thyssen, Eternit, Umbria Olii e tutti gli altri).

Avvieremo la costruzione di una nuova assemblea nazionale per il 27 giugno a Roma con incontri preparatori territoriali e regionali a Palermo, Taranto, Napoli, Roma, Ravenna, Milano, Bergamo, Marghera, Torino, e ovunque sarà possibile, per pianificare in autunno nuove iniziative nazionali. In particolare pensiamo a una lotta sul "caso Eternit" a Casal Monferrato e una nuova giornata di lotta con mobilitazione nella prima decade di dicembre.

Da questa assemblea dobbiamo uscire con la definizione di questi appuntamenti, ma anche con nuove proposte per la costruzione della rete e della lotta tra i lavoratori immigrati e per formare una struttura di servizio

 

la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro

bastamortesullavoro@domeus.it

per a mail diretta continuiamo a usare fino a nuova comunicazione

manifestazione18aprile@gmail.com

20 aprile 2009

 

 

     Basta morti in nome del profitto
... Per una manifestazione nazionale

                a Taranto il 18 aprile

Governo e padroni affossano il Testo Unico
Serve uno sciopero generale per difendere la sicurezza sul lavoro

 

Le adesioni vanno inviate a:
manifestazione18aprile@gmail.com

 

Dopo la manifestazione del 6 dicembre, in occasione dell'anniversario della strage della ThyssenKrupp (5000 in piazza a Torino) l'assemblea nazionale della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro lancia un altro
appello: il 18 aprile tutti a Taranto!

Il 2009 si è aperto con il solito tragico ritmo di morti e infortuni sul lavoro con cui si erano chiusi gli anni precedenti e, in poco più di due
mesi, siamo già a quasi cento morti e migliaia di infortuni. La crisi economica e la precarietà dilagante creano le condizioni di sempre maggiore ricattabilità e instabilità lavorativa che costringe i lavoratori ad accettare condizioni di sfruttamento sempre maggiori. Il governo Berlusconi pensa agli aiuti alle imprese ed alle banche, mentre per i lavoratori non si
prevedono neanche i fondi minimi per attuare le norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro o per salvaguardare i salari falcidiati dalla
cassaintegrazione.

Al contrario, gli attuali tentativi di cancellazione della contrattazione collettiva nazionale e del diritto di sciopero aumentano la condizione di
insicurezza per centinaia di migliaia di lavoratori che, di fronte allo spettro della disoccupazione, si trovano a dover scegliere tra lavori sempre peggiori, meno tutelati e meno pagati oppure a fare la fame.

E' positivo il fatto che nel processo contro la ThyssenKrupp in corso a Torino, nonostante l'ostruzionismo dei legali della multinazionale, i
padroni siano imputati per omicidio volontario e gli operai vengano riconosciuti come parte civile. Ma nell'azione giuridica a tutela della
salute sul lavoro gli strumenti a disposizione vengono ulteriormente spuntati dal governo e dai padroni.

Infatti, l'attuale esecutivo ed i suoi ministri stanno conducendo un attacco pesante anche alle più piccole conquiste ottenute nel d.lgs. n. 81 del 9
Aprile 2008 (il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro). Con il decreto cosiddetto "Milleproroghe" sono state rinviate di mesi misure importanti
come la valutazione dello stress sul lavoro, l'obbligo di assicurare una data certa al documento sulla valutazione dei rischi (e relative sanzioni), il divieto di effettuare visite mediche preventive prima di assumere un lavoratore (in violazione dello Statuto dei lavoratori) e l'obbligo di comunicazione all'Inail degli infortuni di durata superiore a un giorno.

Non solo. L'ultimo emendamento a questo decreto abolisce addirittura i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) nelle aziende con meno di 15 dipendenti e rinvia di una anno l'applicazione di ogni norma in settori a rischio come il trasporto aereo, marittimo e ferroviario!

E intanto vengono licenziati gli RLS da De Angelis a Pianeta, da Palumbo ai delegati dell'Ilva ....

Con l'aggravarsi di una crisi sempre più pesante per i lavoratori e in un clima di totale restaurazione filo-padronale, le aziende investiranno sempre di meno sulla sicurezza sul lavoro e sulle misure antinquinamento che da
loro vengono viste come un mero "costo" su cui risparmiare. Così ai morti sul lavoro si aggiungono i morti per malattie professionali e quelle sul territorio da inquinamento

Di fronte a questo panorama non possiamo restare passivi, dobbiamo mobilitarci!

 


SABATO 18 APRILE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A TARANTO
PER LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO,
CONTRO LA SALUTE NEGATA E LA PRECARIETA'

 

A Taranto perchè l'l'ILVA è la fabbrica con più morti sul lavoro d'Italia,perchè è la città simbolo con più infortuni, malattie professionali tumori
inquinamento e devastazione dell'ambiente.

Riva è il padrone con più profitti d'Italia. Il padrone più processato in Italia per omicidi bianchi, inquinamento, truffa ed estorsione, mobbing e
per il lager della "palazzina LAF" (operai stipati otto ore al giorno in una palazzina fatiscente, senza lavorare, per spingerli a lasciare ogni tipo di attività sindacale o accettare il declassamento del proprio livello raggiunto dopo anni di duro lavoro).

Una manifestazione ancora una volta da costruire città per città, posto di lavoro per posto di lavoro, con la chiamata a raccolta dei lavoratori, degli
RSU e degli RLS, dei sindacati di base e di classe, della FIOM e delle organizzazioni sindacali nazionali e locale, delle associazioni familiari, ispettori, tecnici della prevenzione, medici, giuristi, intellettuali e artisti; con delegazioni di lavoratori metalmeccanici, chimici, edili, dei porti, delle ferrovie, degli appalti. Le rappresentanze delle vertenze
simbolo come la Thyssen, Portomarghera, Fincantieri, la ex-GoodYear, ecc... Con la costruzione unitaria della partecipazione operaia, popolare, associativa di Taranto e di tutta la Puglia.

· Per uno sciopero generale sulla sicurezza sul lavoro.
· Per il rafforzamento e l'elezione diretta degli RLS in ogni luogo di lavoro indipendentemente dalla sua dimensione.
· Per l'estensione di tutti i diritti e le tutele minime ai lavoratori precari e a tutta la catena degli appalti e delle esternalizzazioni.
· Contro la distruzione e per il rafforzamento del Testo Unico sulla Sicurezza.
· Contro l'attacco alla contrattazione nazionale ed al diritto di sciopero.

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@domeus.it




 

6 Dicembre Torino

anniversario della strage

della Tyssen Krupp

 manifestazione nazionale

 per la sicurezza sui posti di lavoro

 

 

COMUNICATO DELLA

RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Il corteo nazionale di sabato 6 dicembre a Torino è stato un grande successo politico. Ne avremmo fatto volentieri a meno, perché ciò avrebbe significato l'estirpazione della piaga delle morti da lavoro nel nostro Paese, ma purtroppo così non è, come stiamo denunciando da più di anno, quando si è costituita la Rete Nazionale per la Sicurezza sui posti di lavoro. E, invece, ci siamo ritrovati/e in 5000 a stringerci intorno alle famiglie dei 7 operai morti nel rogo della Thyssen di un anno fa e a rilanciare la mobilitazione per fermare questa vera e propria guerra, che fa 1400 morti l'anno e più di 1 milione di feriti.

Tutt* abbiamo puntato il dito contro la vera causa di questa piaga sociale, il profitto, il guadagno di industriali e finanzieri diventato l'unico (dis)valore che va salvaguardato. E per far questo bisogna incrementare la flessibilità di orario, la precarietà lavorativa, tagliare i salari, sventrare territori e quartieri, abbattere la scuola e l'università pubbliche, avvelenare lavoratori e città, uccidendo molti dei suoi abitanti.

Vogliamo ringraziare innanzitutto i lavoratori della Thyssen e i familiari delle vittime raccolti intorno all'Associazione "Legami d'acciaio", che con noi hanno costruito questa grande manifestazione, e che a partire dal 15 gennaio, inizieranno la parte più dura della battaglia giudiziaria, che vede imputati 6 dirigenti della multinazionale tedesca, uno dei quali per omicidio volontario.
Vogliamo ringraziare inoltre lo SLAI COBAS per il sindacato di classe, il Comitato 5 Aprile di Roma, il Sindacato Lavoratori in Lotta, l'Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati, tutti i compagni e tutte le compagne, le associazioni di familiari e di cittadini, arrivati a Torino a centinaia da tutto il Piemonte, ma anche da Milano, Vicenza, Marghera, Ravenna, Massa, Viareggio, Livorno, Terni, Roma, Napoli, Taranto, Palermo. Oltre alle centinaia di lavoratori, lavoratrici, medici, ispettori del lavoro e dell´INPS, tecnici della prevenzione delle ASL, dirigenti e aree politiche, PRC (presente con la federazione torinese) e PDCI, avvocati, giornalisti, studenti, personaggi dello spettacolo che hanno sottoscritto l´appello per la manifestazione, dando evidenza e visibilità al consenso e sostegno sociale di cui gode la battaglia contro le morti sul lavoro.

Un caloroso ringraziamento va poi al Comitato "6 dicembre - Basta morti!" di Torino che si è sobbarcato tutto il peso tecnico-organizzativo della manifestazione sul territorio: il Patto di consultazione del sindacalismo di base (Cub-Confederazione Cobas-SdL), i tanti operai e compagni iscritti alla Fiom della Fiat Mirafiori e delle fabbriche del torinese (dalla Frigostamp di Collegno, alla Lear di Grugliasco, ecc.), i lavoratori e le lavoratrici dei call-center, della pubblica amministrazione, dei servizi bancari, delle cooperative, gli studenti e le studentesse dell'Assemblea No-Gelmini (Palazzo Nuovo) e No-Tremonti (Politecnico), i compagni e le compagne delle tante organizzazioni politiche cittadine come le Federazioni di Torino del PdCI e del PRC.
Non sono ringraziamenti rituali: l'ampia trasversalità che ha caratterizzato la preparazione e lo svolgimento della manifestazione rappresenta anche il successo e la bontà di un metodo, basato sul coinvolgimento e la pari dignità di tutti i soggetti che si battono NEI FATTI, SENZA SE E SENZA MA, per la salute e la sicurezza nei posti di lavoro e nei territori, contro la logica del profitto e dello sfruttamento dell'uomo e della terra.

Cominciando a lottare fianco a fianco indipendentemente se militanti o iscritti della CGIL, oppure del sindacalismo di base e di classe.

Un metodo che non può che valorizzare tutti i tentativi di riconnettere idealità e ricomporre progetti politici e sindacali per ridare protagonismo ad un punto di vista di classe e della classe.

Lo abbiamo fatto nonostante - ma soprattutto contro - il cinismo ipocrita della politica istituzionale e dei "palazzi", che non solo non ha rispettato le sue promesse "da marinaio" fatte all'indomani della strage di un anno fa, ma ha addirittura continuato a legiferare nel senso del peggioramento delle
condizioni di sicurezza nelle aziende, con la detassazione degli straordinari, la legge 133, la direttiva del Ministero del Lavoro in materia di servizi ispettivi, il ddl 1441 in discussione alla Camera che lega le mani ai giudici del lavoro.

Lo abbiamo fatto contro l'arroganza criminale di Confindustria, che non contenta di tutto ciò che le viene concesso (sgravi, detassazioni, finanziamenti ecc.), con la proposta di controriforma del modello contrattuale, intende stracciare uno degli ultimi strumenti a disposizione dei lavoratori per difendere salario e stabilità occupazionale (il CCNL) e piegarlo agli interessi di redditività e competitività delle aziende.

Lo abbiamo fatto, infine, nonostante il balbettìo, quando non l'ostilità aperta, di quelle organizzazioni sindacali che, nel nome di una concertazione ormai morta e sepolta (dai padroni), o nel nome di una pretesa esclusività sindacale nel gestire questo problema (salvo poi fare molto poco
nel concreto), hanno, palesemente o in forma occulta, boicottato la manifestazione ed invitato al boicottaggio, sperando in un suo fallimento.

La battaglia è appena cominciata, altri morti e feriti continueranno a insanguinare la nostra società, altri cortei, altre lotte, altri scioperi (al più presto uno sciopero generale nazionale sulla sicurezza), altri processi si susseguiranno. La riuscita del corteo di sabato 6 dicembre ci dà sicuramente più entusiasmo nella possibilità di poterla affrontare meglio tutt* unit*.

Per questo, per rafforzare ed estendere il percorso ed il lavoro della Rete Nazionale diamo appuntamento all'assemblea nazionale del 24 gennaio a Roma

9 dicembre 2008

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*****

 

 non dimentichiamo tutte le stragi

e morti sul lavoro

per adesioni

6dicembre@gmail.com

 

Il 6 dicembre di un anno fa un rogo sprigionatosi all’interno dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino faceva strage di 7 operai. Sette vite bruciate e sette famiglie lasciate nella disperazione.

Forte fu la commozione e l’eco in tutto il Paese. Le massime autorità dello Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica Napolitano, dichiararono che avrebbero fatto l’impossibile affinché stragi come quella di Torino non fossero più avvenute.

Spenti pian piano i riflettori dei mass-media, la questione della sicurezza sul lavoro è sparita dall’agenda politica di governi e parlamenti, sostituita da quella – montata ad arte - della “sicurezza” nelle città, della psicosi dell’immigrato stupratore, rapinatore, pirata della strada o altro, dimenticando che secondo studi della stessa UE, le città italiane sono le più “sicure” d’Europa…

Ma tant’è, si mandano forze di polizia e militari nelle città, ma non si fa un passo per garantire incolumità e sicurezza a chi vive di lavoro. La strage di Torino non è stata la prima e, purtroppo, non è stata l’ultima: i circa 4 morti al giorno nei luoghi di lavoro dovrebbero suonare come un sono schiaffo per qualsiasi società che abbia la presunzione di definirsi “civile”. Ma in Italia no: qui non solo si continuano a varare provvedimenti assolutamente insufficienti, soprattutto dal punto di vista delle azioni di contrasto e di sanzione nei confronti delle aziende, come da quello dei poteri e delle agibilità degli RLS e degli ispettori INPS o INAIL (come il nuovo Testo Unico, Legge 81/2008), ma a questi si affiancano leggi e decreti come quello sulla detassazione degli straordinari (Legge 126/24 del luglio 2008), quello sulla deregolamentazione del mercato del lavoro (Legge 133 del 5 agosto 2008), la direttiva del Ministero del Lavoro che indebolisce i servizi ispettivi del ministero stesso e dell’INPS (settembre 2008), e, ultimo solo per tempo, il ddl 1441 quater, attualmente in discussione alla Camera, che vorrebbe sterilizzare i processi e legare le mani ai giudici del lavoro.

Il segnale è purtroppo molto chiaro: da un parte si continuano a garantire condizione di massima redditività delle aziende (cioè massimi profitti), dall’altra si aumenta la precarietà, si allunga l’orario di lavoro, si controllano di meno le violazioni in termini di sicurezza, diminuendo quindi la tutela della salute e dell’incolumità del lavoratore, così come di chi vive in città o quartieri vicini ad impianti industriali: ecco che, quindi, l’immigrato che lavora nel cantiere si trova nella stessa barca con l’operaio Fiat, con l’abitante di Taranto che respira le polveri tossiche dell’ILVA, o con il valsusino che rischia di morire di amianto se partiranno i lavori del TAV…

Siamo stanchi di restare a guardare, spettatori/vittime di una macabra rappresentazione che coinvolge, direttamente o indirettamente tutti noi.

Il 6 dicembre saremo a Torino e sfileremo dalla Thyssenkrupp al Palagiustizia non solo per ricordare i nostri 7 compagni di lavoro morti nel rogo di un anno, reclamando giustizia in un processo che sta per entrare nel vivo, ma per ricordare tutti i lavoratori e le lavoratrici che ogni giorno perdono la vita o subiscono gravi infermità perché qualcuno, per volersi arricchire sempre di più, li fa lavorare sempre di più, sempre più velocemente e in condizioni sempre più insicure.

Il processo Thyssen è giunto ad un grande risultato, senza precedenti nella storia della giurisprudenza italiana: i lavoratori vengono ammessi dal Gup come parte lesa e quindi riconosciuti come parte civile in un processo contro i sei dirigenti della multinazionale tedesca  per il rischio che hanno occorso a lavorare in un’azienda (peraltro già chiusa), così come purtroppo ha colpito i nostri cari sette compagni in quella tragica notte. Ma sappiamo che questo non basta:  siamo coscienti che sarà possibile invertire questo drammatico corso di sangue e di morte (una “guerra” che fa più vittime della guerra in Iraq o delle guerre di mafia) solo se riusciremo ad affermare un punto di vista, che è chiaramente, senza se e senza ma, quello di salvaguardare la salute, la sicurezza nei luoghi di lavoro e di fare sempre e comunque gli interessi delle lavoratrici/ori scegliendo fino in fondo e senza ambiguità da che parte stare, ossia dalla nostra parte, con orgoglio e dignità, quella di chi lavora.

Per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni sindacali, alle associazioni dei familiari, ai medici e ai giuristi sinceramente democratici, agli ispettori del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL, ai giornalisti coscienziosi, ai giovani e agli studenti che in queste settimane stanno difendendo il loro futuro, a partecipare e a sostenere questa manifestazione. Perché se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno al nostro posto.

 

Torino il 6 dicembre 2008 – Manifestazione con concentramento di fronte allo stabilimento ThyssenKrupp, Corso Regina Margherita 400, ore 09.30

 

Associazione LEGAMI D’ACCIAIO (ex-operai ThyssenKrupp e familiari delle vittime)

RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

 

        Dante De Angelis: solidarietà e lotta

   Manifestazione nazionale Roma 20 Giugno
                    Comunicato/resoconto

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La classe operaia

va in paradiso...

ogni giorno, 4 al giorno

 

Raccolta di vignette satiriche sulla strage quotidiana dei lavoratori

Si ride, ma non si scherza: quando la satira scuote le coscienze

per mobilitarle contro l’”incivile” guerra dei padroni contro i lavoratori.

Un contributo per affermare la superiore civiltà del lavoro e dei lavoratori


 

a cura della  Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
                     tel. 339/8911853

        e mail: cobasravenna@libero.it
                   Via G. Di Vittorio, 32

 

 

  Dante De Angelis: solidarietà e lotta

La rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro esprime la sua solidarietà al compagno Dante De Angelis  rls ferrovie licenziato  e fa appello a una pronta mobilitazione nazionale
Dante De Angelis ha partecipato all'assemblea costitutiva della rete nazionale il 26 ottobre a Roma e anche al suo contributo è stato pienamente compreso il ruolo importante
che gli rls possono svolgere in questa battaglia
la rete ha proposto in tutte le occasioni della marcia carovana marzo giugno, come in occasione della manifestazione nazionale a Roma del 20 giugno scorso, così come nell'incontro al Ministero del lavoro la  difesa e
il rafforzamento degli rls che devono essere eletti direttamente dai lavoratori, su lista bianca e senza sigle sindacali, che devono essere almeno raddoppiati rispetto alla legge vigente, che devono essere illicenziabili durante il loro mandato e nei 5 anni successivi per poter svolgere senza repressione il loro lavoro
il nuovo caso De Angelis offre una grande opportunità per tutti di unire la lotta contro questo licenziamento alla battaglia generale che vedrà l'elezione autogestita degli rls in tutte le fabbriche e posti di lavoro ove la rete sarà presente quest'autunno sfociante nello sciopero e manifestazione nazionale a Torino del 6 dicembre
Invitiamo quindi oltre cha all'ampia e pronta mobilitazione da subito e per tutto settembre Dante De Angelis  e tutte le realtà sindacali politiche e sociali interessate all'assemblea nazionale della rete il 27 settembre a
Roma ore 9.30 sala
dopolavoro ferroviario Stazione Termini

Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
Taranto c/o Slai Cobas per il sindacato di classe

 

 

Taranto: Via Rintone, 22t - T/Fax 0994792086 - 3471102638 cobasta@fastwebnet.it

Milano:     cobasint@tiscali.it

Bergamo: cobasdalmine@infinito.it

Ravenna:  cobasravenna@libero.it

Marghera: info@slaicobasmarghera.org

Palermo:   Via G. del Duca, 4 - Tel/fax 091/8670044 - 3387708110 cobas_slai_palermo@libero.it

 

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I sindacati confederali danno il dito all'ilva, l'ilva si prende tutta la mano

la crisi scaricata sui i lavoratori

rispondiamo come gli studenti:
noi la crisi non la paghiamo
lo slai cobas ilva - appalto chiama a  una giornata di lotta per il 13 gennaio

avevamo scritto sin dal primo momento
NON E' VERO CHE LA CIGO DURERA' SOLO 13 SETTIMANE
De Biase in una intervista lo aveva preannunciato

LA CASSINTEGRAZIONE NON FINIRA' AFFATTO A MARZO ma durerà almeno fino "al secondo trimestre 2009 - quindi fino a settembre '09;
"NON VIENE ESCLUSO" (QUINDI, SI PUO' DIRE CHE E' CERTO) UN AUMENTO DEL NUMERO DI OPERAI IN CIG, già probabilmente "dalle prossime settimane".

In data 15 dicembre la Direzione dell'Ilva ha comunicato alle OO.SS. la necessità di mettere in Cassa Integrazione Ordinaria altri 2.200 lavoratori.
Le cause di questo provvedimento sono la conseguenza di un peggioramento delle condizioni di mercato nel settore siderurgico ed alla riduzione delle attività produttive nelle aree già interessate dall'avvio della CIGO.
Il provvedimento interesserà ulteriori 2.200 lavoratori ( 192 impiegati e 2.008 operai) con la sospensione a zero ore per 13 settimane a partire dal 12 gennaio 2009, portando così il totale del personale interessato dalla CIGO a 4.346 unità.
Per giovedì 18 dicembre prossimo venturo alle ore 14,00 è previsto l'incontro con le Organizzazioni Sindacali per l'esame dettagliato delle aree e dei reparti interessati dal provvedimento.

Noi torniamo  a dire no e a rivendicare
INTEGRAZIONE MENSILE DELL'INDENNITA' DI CIGO
TURNAZIONE EFFETTIVA
BLOCCO IMMEDIATO E TOTALE DEGLI STRAORDINARI IN TUTTA L'ILVA E NELL'APPALTO
UTILIZZO IN ALTRI REPARTI E IN LAVORI DI AMBIENTALIZZAZIONE DI OPERAI IN CIG

slai cobas per il sindacato di classe
ilva-appalto taranto
16-12-08


un accordo al ribasso

Fim, Fiom, e Uilm con l'accordo del 28.11.08 di fatto hanno ottenuto solo la "rotazione", il resto, presentato come "risultati" sono in realtà cose dovute o previste per legge.

1)l'anticipo della cigo - questa anticipazione da parte dell'azienda avviene normalmente e per legge - tutte le aziende molto più piccole dell'Ilva la fanno, senza neanche attendere l'autorizzazione Inps; viene fatta nella maggioranza dei casi anche per la cig straordinaria (figurarsi se non dovrebbe avvenire per quella ordinaria), a meno che la ditta non ha gravissimi problemi economici - ma chiaramente non è il caso dell'Ilva!
2)la riduzione del numero dei lavoratori in cigo, da 2400 a 2146 - ma i lavoratori non dovevano essere all'inizio 2028? Quindi, 2146 è una riduzione o un aumento?
3)la conferma degli investimenti previsti per l'ambientalizzazione - l'Ilva doveva già farli, pertanto la loro conferma è solo un atto dovuto, non possono essere spacciati come un risultato nuovo - diverso sarebbe stato se si fosse deciso che una parte dei lavoratori in cigo andava impiegata in questi lavori;
4)la corresponsione del rateo di 13° e PdR, Pre, Pro e PdP riferiti alla mensilità di dicembre - è bene che ci sia ma è pochissima cosa rispetto al fatto: primo, che l'Ilva ha ottenuto dalla sua il rinvio di 6 mesi (se va bene!) dell'Integrativo, secondo, che Riva, che ha ottenuto utili elevatissimi fino a pochi mesi fa, che è tra i primi 3 padroni in Italia con più liquidità (insieme a Berlusconi e Del vecchio), doveva e deve dare un'integrazione mensile per non diminuire un salario con cui già si fa
fatica a vivere!
5)la riduzione e azzeramento dello straordinario nelle aree interessate alla cigo - è prevista per legge, perchè incompatibile con la richiesta di cassintegrazione

Noi stiamo inoltre facendo una verifica sul rapporto motivazione cassintegrazione e cosa sta accadendo in Ilva e chi, poi, viene messo in cig.
Da questa prima verifica, sulla base di ciò che ci denunciano gli operai, viene fuori che:
gli impianti dell'esercizio e quindi la produzione sta andando lo stesso a pieno ritmo - quindi, come si fa a chiedere una cig per "crisi del comparto
siderurgico"?
vengono messi in cig alcune figure (per es. addetti al verde, addetti alle tute) che non hanno alcun rapporto con la motivazione della cig.
Stiamo acquisendo altri elementi e invitiamo i lavoratori a segnalarceli, per fare una segnalazione all'INPS.

QUINDI RIVA STA USANDO LA CASSINTEGRAZIONE PER POLITICA ECONOMICA, PER RISPARMIARE, per non rimetterci neanche un euro di suo per la caduta di mercato dell'acciaio in corso.

MA PERCHE' RIVA DEVE POTER RISPARMIARE I SUOI MILIARDI DI UTILI E GLI OPERAI DEVONO PAGARE PER LUI? C'è un dirigente sindacale che si è affrettato a firmare l'accordo sulla cigo che può spiegare che è legittimo tutto questo?

 

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Basta morti, Basta riva

E’ ora che tutti si assumano in fabbrica e nella città le loro responsabilità
basta morti
basta riva

Riva vuole 100. 000 euro da Calderazzi Margherita coordinatrice dello slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, faremmo una colletta, 1 euro ciascuno e glieli daremmo perché se ne vada

la fabbrica con più morti sul lavoro d'Italia
la città con più infortuni  e malattie professionali d'Italia
la città con più tumori d'Italia
il padrone con più profitti d'Italia

il padrone più condannato in Italia
omicidi bianchi
parchi minerali
nuova siet
palazzina laf


Il padrone più impunito in Italia nonostante processi e condanne ora si offende perché su un muro un ragazzino scrive riva assassino e si individua in Calderazzi Margherita, coordinatrice dello slai cobas, la mandante, perché, come dice il vigilante, la conosco benissimo per le migliaia di
manifestazioni all'Ilva, perché, come dice il giudice, notissima attivista?

Ebbene è una intimidazione per dirci smettetela state zitti, chi ci tocca muore; non ci lasciamo certo intimidire  e accettiamo la sfida.

Adesso diciamo chiaro e tondo che vogliamo un tribunale che sancisca la colpevolezza di Riva per omicidio colposo plurimo, per omicidio volontario, per crimini contro la vita dei suoi lavoratori, per crimini contro la salute pubblica e per crimini contro la città.

slai cobas per il sindacato di classe
margherita calderazzi
347-5301704

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Fiat Sata - lo strapotere Fiat

Alla Fiat Sata il sindacato non c'è più

La nuova anticipazione della cassa integrazione di novembre è il segno evidente dello strapotere Fiat che ormai usa la cassa integrazione non come necessario ammortizzatore sociale in caso di ristrutturazioni o crisi industriale varie, ma come mezzo ordinario di utilizzo flessibile e selvaggio della manodopera.
Questo è scorretto e illegale ma alla Fiat nessuno lo contesta e nessuno lo dice, primi fra tutti i sindacati aziendali divenuti di fatto una sorta di ufficio stampa o ufficio relazioni industriali della Fiat; le lamentele della Fiom risultano nella maggior parte dei casi ipocrite e tardive.

E’ evidente che in  questo quadro la Fiat si prepara a dichiarare una lunga cassa integrazione a dicembre e poi gli esuberi a gennaio, tutte cose anticipate dalla politica verso l'appalto dove sono state violate leggi accordi e contratti, anche qui nell'impotenza assoluta se non la collaborazione dei sindacati interni.

A fronte di questo la piattaforma integrativa risulta largamente reticente e insufficiente sul piano del salario, sotto le 300 euro di aumento complessive non si raggiunge né la parità salariale con gli altri stabilimenti, né un recupero salariale degli aumenti produttività, aumenti di produttività ostentati dalla Fiat con un depliant dove gli operai di Melfi conquistano 'la medaglia di bronzo vale a dire sono i più produttivi d'Italia, anzi più produttivi che in Polonia e Turchia.
Tutto questo ottenuto all'insegna degli aumenti dei ritmi  che portano incremento delle malattie professionali e aumento del rischio infortuni come i mesi recenti hanno dimostrato.

Alla Fiat serve un altro sindacato nelle mani dei lavoratori, un sindacato di classe basato sui lavoratori, ed è questo che Fiat e magistratura hanno voluto impedire con la montatura giudiziaria contro lo slai cobas per il sindacato di classe che sta lavorando  per riorganizzare dal basso i lavoratori, il proscioglimento degli operai Sata dalla montatura giudiziaria mostra che
la Fiat non aveva nessuna ragione per licenziare e che la magistratura del lavoro di Melfi ha fatto male il suo lavoro.

Ma anche su questo i nodi vengono rapidamente al pettine.

No alla cassa integrazione
No allo scaricamento della crisi sui lavoratori
No al wcm-tmc3- difendiamo salute e sicurezza dei lavoratori
Reintegro di tutti gli operai licenziati
300 euro subito e tutti insieme nell'integrativo

21 novembre assemblea esterna port.c Fiat sata
21 novembre centro sociale Rionero convegno sulla fiat sata

Per riorganizzare il sindacato costruendo il cobas interno ma anche all'esterno con la ricostruzione del circolo operaio aperto a tutti i lavoratori qualunque sia il loro sindacato

per una nuova iniziativa nazionale per la caduta della montatura giudiziaria
per il rientro di tutti i licenziati a livello nazionale nel gruppo fiat

slai cobas per il sindacato di classe puglia basilicata

per adesioni informazioni materiali
sin da ora è possibile prendere contatto
tel:347 1102638
cobasta@fastwebnet.it
24 ottobre 2008

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Ilva Taranto: Giustizia per Paolo e Pasquale


La morte operaia e la richiesta di giustizia sui posti di lavoro in tribunale e in piazza castello  17 ottobre ore 10

Si tiene oggi l'udienza conclusiva del processo per il crollo della gru in quella tragica giornata all'Ilva del 12 giugno 2003, in cui sono morti Paolo e Pasquale; ci aspettiamo condanne esemplari che segnino una tappa nel processo prolungato al sistema Riva che produce morte infortuni e inquinamento.

Siamo stati i primi e i soli - insieme ai familiari - a sostenere sin dal primo giorno l'importanza esemplare di questa battaglia sindacale umana e civile intorno a questo processo.
Lo slai cobas per il sindacato di classe ha fatto di questo evento un evento cittadino e nazionale
abbiamo noi proposto e promosso l'associazione familiari 12 giugno, che poi naturalmente ha proseguito come associazione autonoma; abbiamo noi proposto e promosso il 12 giugno come giornata della memoria da dedicare a tutti i morti per il lavoro, poi finalmente adottata da altri
come giornata simbolo almeno nella nostra città; siamo stati i soli come sindacato a chiedere la costituzione come parte civile, ingiustamente negataci - mentre i sindacati confederali
metalmeccanici hanno taciuto e si sono defilati da questa importante vicenda, lasciando soli i familiari; costituzione di parte civile negata anche all'associazione familiari.

Una giovane attrice romana Alessandra Magrini - attricecontro - ha costruito su questa vicenda un emozionante e bellissimo spettacolo teatrale "se questo è un operaio - viaggio nell'inferno ILVA” rappresentato per la prima volta il 12 giugno 2005 a San Marzano paese natale di Paolo Franco e poi girato in 50 città italiane in posti di lavoro, quartieri, centro sociale facendo conoscerla a tante energie.

Ebbene i mass media in cerca di colore e dolore  tendono a mettere in ombra questa battaglia e chi l'ha realmente condotta insieme ai familiari, ma i lavoratori Ilva, i familiari e le persone attente di questa città questo lo sanno.
Oggi questa battaglia è divenuta una battaglia nazionale con la nascita della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro che ha promosso una marcia carovana e prepara una grande manifestazione nazionale il 6 dicembre a Torino - anniversario della strage Thyssen - non perché questa vicenda sia più importante ma perché nell'opinione pubblica nazionale questa strage ha fatto diventare nazionale tutte le morti sul lavoro e quindi anche i morti del 12 giugno e tutti i morti all'Ilva

La rete saluta in questa occasione Angelo e Vita, genitori di Paolo, a cui siamo vicini e solidali;
invita a testimoniare questa vicinanza ai familiari al tribunale.

I lavoratori slai cobas per il sindacato di classe la testimonieranno in piazza castello alle 10 e alla prefettura alle 11 nelle manifestazioni previste per lo sciopero nazionale del 17 ottobre in contemporanea alla udienza conclusiva in tribunale
Pper noi non è una battaglia che finisce, ma che prosegue ora più che mai per non spegnere i riflettori sulle due giovani vite operaie, sulle tante vite operaie dell'Ilva e della nostra realtà spente per sempre.

Giovedì 24 ottobre i due giovani saranno ricordati in via Rintone 22 dalle 18 in poi in una serata aperta a tutti con proiezione in video dello spettacolo di Alessandra Magrini
Giovedì 24 in nome di tutti i lavoratori morti in Ilva sarà aperta la campagna in  città e sui posti di lavoro per la manifestazione nazionale del 6 dicembre

slai cobas ilva-appalto per il sindacato di classe taranto
aderente alla
rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@domeus.it

ta 16/10/2008

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Nessuna tregua contro il decreto ammazza/scuola della Gelmini

 

Precari docenti e Ata in piazza a Palermo contro la politica di destabilizzazione e smantellamento della scuola pubblica del governo Berluscon

Piazza Politeama Lunedì 15 settembre ore 17,00

 

Contro i tagli indiscriminati agli organici del personale della scuola, soprattutto precario

Ai 47mila tagli messi già in atto per quest’anno scolastico dalla finanziaria del governo Prodi, se ne aggiungeranno in tre anni secondo il “Piano di razionalizzazione per

 la scuola” del Ministro Gelmini ben 87 mila di docente e 43mila di personale ausiliario, tecnico e amministrativo. Se guardiamo poi alla scuola siciliana la situazione

 diventa ancora più drammatica perché la Sicilia è tra le regioni più falcidiate dalla scure dei tagli.

 

Contro la riduzione del tempo pieno alle elementari e prolungato alle medie, dell’orario settimanale negli istituti tecnici e professionali, del percorso di studi di una anno delle scuole secondarie di secondo grado che diverrebbe di 4 anni

·     Contro l’accorpamento delle classi di concorso e l’ulteriore taglio drastico degli insegnanti di sostegno e di educazione agli adulti

·     No alla  riesumazione del maestro unico che significherà ancora posti di lavoro in meno e la sparizione o l’accorpamento di molte scuole elementari situate soprattutto nei territori collinari e montani: i bambini cosa faranno, i pendolari??? 

·     No a classi sovraffollate a serio rischio di sicurezza

Misure “obbligate per razionalizzare le spese” dice la Gelmini, misure del governo, in realtà,  per avanzare decisamente nel percorso di privatizzazione dell’intero sistema statale d’istruzione affinché la scuola divenga sempre più funzionale al sistema delle imprese e dei padroni, una scuola a misura in cui si introduca la logica del mercato e dell’azienda e in cui tutto deve essere subordinato alle esigenze della società capitalistica, un obiettivo di cui la Gelmini si è fatta in questi mesi sollecita portavoce attraverso gli ulteriori provvedimenti che il governo vuole mettere in atto come la trasformazione delle istituzioni scolastiche statali in fondazioni private per gestire autonomamente i propri piani educativi,  la meritocrazia per il personale scolastico.

Per migliorare inoltre il rendimento produttivo nella scuola/azienda che si vuole imporre, ogni scuola, secondo il piano Gelmini, sarà in competizione con le altre attraverso "la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche” e mediante “l’adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione dei risultati formativi rilevati da un organismo terzo (forse la Gelmini in persona???)"  e sempre in nome dell’efficienza produttiva si propone la "progressiva liberalizzazione della professione”, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei (non graduatorie!!!) e “la stipula da parte dei dirigenti scolastici di contratti integrativi di tipo privatistico".

E’ un vero e proprio attacco ai concorsi pubblici e al sistema di reclutamento del personale attraverso le graduatorie pubbliche per titoli che spazzerebbe di un colpo anni e anni di servizio svolto dai tanti precari nelle scuole con il relativo punteggio e diritti acquisiti aprendo la via alle più meschine logiche clientelari.

 

RITIRO IMMEDIATO DEL DECRETO GELMINI!

LOTTARE CONTRO I PIANI DEL GOVERNO PER DIFENDERE IL POSTO DI LAVORO! 

PREPARARE LO SCIOPERO NAZIONALE DEL 17 OTTOBRE

 

Cobas precari scuola

Slai cobas per il sindacato di classe   

Via G.del Duca 4 Palermo 340/8429376   

 

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Taranto: Tenda dei lavoratori delle pulizie in Piazza Castello

Da ieri i lavoratori delle pulizie comunali, con alla testa i lavoratori rappresentanti dello Slai Cobas per il sindacato di classe stanno presidiando il Comune in piazza Castello, in attesa dell'incontro per il passaggio dellevditte spostato a giovedì 11 settembre ore 10,30 alla prefettura.

INVITIAMO GLI ORGANI DI INFORMAZIONE A VENIRE ALLA TENDA E CHIAMIAMO ANCHE
I CITTADINI ALLA SOLIDARIETA' CON LA LOTTA DEI 200 LAVORATORI DELLE PULIZIE
PER IL LAVORO E IL SALARIO GARANTITO.


Noi ribadiamo che in questo passaggio di appalto, dalla Dussmann alla nuova Ditta Teoma di Pastore
non vi deve essere ALCUN ARRETRAMENTO
delle attuali condizioni di lavoro, o la Teoma accetta la "clausola sociale" (assunzione di tutti e anticipo della cig in deroga per tutti) o il Comune dovrà trovare altra soluzione che difendano lavoro e salario. In questo senso chiediamo che il Sindaco Stefano e l'Ass. Barbieri mantengano fede ai loro impegni.

Nello stesso tempo chiediamo la costituzione di un Tavolo permanente per:
- il superamento della cassa integrazione in deroga, con più lavoro e più salario garantito - atteso che nella finanziaria 2009 non sono stati destinati fondi per la continuazione anche nel 2009 della cassa integrazione in deroga e i lavoratori nel prossimo anno si troverebbero ad avere un salario corrispondente ad una sola ora di lavoro!

- piani di lavoro di pulizia per la città, predisposti sia direttamente dal Comune, sia frutto di convenzioni con le grandi aziende del territorio; i fondi gestiti da Italia Lavoro devono essere destinati per contribuire a
progetti di lavori necessari, stabili e sicuri per i lavoratori.

Slai cobas per il sindacato di classe

 TA. 8/09/08  - 3475301704

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Il governo Berlusconi ci vuole precari a vita e le cooperative sociali ringraziano!

 

Niente assunzione per i lavoratori e lavoratrici con contratti a termine, così le aziende saranno libere di licenziare lavandosi la coscienza con miseri risarcimenti.

 

 E, come non bastasse, la nuova normativa sui contratti a termine avrà effetto retroattivo annullando i ricorsi legali sull'illegittimità di tali contratti.

Anche le cooperative -comprese quelle sociali- li stanno usando (facendo carta straccia dei principi di solidarietà e mutuo soccorso per cui erano nate) con la scusa dei picchi di produzione, ma nella realtà si tratta di lavoro ordinario. Le coop sociali si approfittano della necessità dei giovani di lavorare, sfruttandoci, con salari da fame, e, con il ricatto del rinnovo del contratto, siamo costretti ad accettare orari, ritmi e turni massacranti. Ma, con le nuove modifiche governative, ci danno il benservito negandoci la speranza di avere un contratto a tempo indeterminato. Ci possono sfruttare e licenziare anche senza "giusta causa"!

Questa situazione non rende precario solo il lavoro ma anche la vita di noi lavoratori/lavoratrici che non possiamo costruire il nostro futuro perché “ricattati” da contratti sempre in scadenza.

 

Lo Slai Cobas cooperative sociali promuove una vertenza legale e invita i lavoratori/lavoratrici a presentare i ricorsi con noi.

 

Per tutelarci e difendere i nostri diritti a partire da quello dell'assunzione dei lavoratori/lavoratrici precarie c'è necessità di mobilitarci e organizzarci in un nuovo soggetto sindacale all'interno delle coop sociali.

 

Ci sarà uno sciopero nazionale il 17 ottobre promosso dai sindacati di base: tocca a noi renderlo più forte rappresentando la voce dei precari nelle coop sociali. Costruiamolo assieme e partecipiamo all'ASSEMBLEA NAZIONALE dei PRECARI  che si terrà a Roma venerdì 19 settembre al centro congressi. 

 

Slai cobas cooperative sociali

e mail: cobasravenna@libero.it

via G. Di Vittorio, 32 (zona Bassette ) tel. 348/2432898

07/08/08

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Taranto: Stato di agitazione lavoratori e lavoratrici comunali addetti alle pulizie

Da lunedì i lavoratori delle pulizie degli Uffici comunali aderenti allo Slai Cobas per il sindacato di classe sono in stato di agitazione per protestare contro l'avvio in questi giorni da parte del Comune e di Italia Lavoro del piano per ridurre/licenziare i lavoratori (circa 200), facendoli passare a lavori ultraprecari presso ditte piccole che potrebbero licenziarli dopo aver preso i bonus e gli sgravi regalati dallo Stato.

UNA DELEGAZIONE SARA' ALLE ORE 10 DI LUNEDI' A PALAZZO DI CITTA' per chiedere un incontro con il Sindaco e l'Ass. Barbieri.

Vogliamo che venga sospesa la convocazione dei lavoratori da "tagliare" da parte di Italia Lavoro; (c'è da dire, tra l'altro, che la strada di Italia Lavoro sta dimostrando la
sua inefficacia e inutilità: DOPO TUTTI QUESTI MESI HANNO RISPOSTO ALLA PROPOSTA SOLO 20 AZIENDE, tutte di piccole dimensioni E DELLE QUALIFICHE
RICHIESTE SOLO 12 (!) POTREBBERO INTERESSARE I LAVORATORI DEGLI APPALTI COMUNALI CHE SONO PIÙ DI 400!)

Chiediamo, invece, che IL COMUNE, LA PROVINCIA, CON L'INTERVENTO ANCHE DELLA REGIONE, facciano DEI PIANI DI LAVORO SERI E NECESSARI PER LA CITTA': dalle pulizie ambientali contro l'inquinamento e il degrado di intere zone di Taranto e provincia, alle pulizie di aree industriali, alla raccolta differenziata fatta a norma di legge, ecc.; E CHE I FONDI/BONUS SIANO IMPEGNATI PER QUESTI PIANI DI LAVORO E NON PER REGALO ALLE DITTE;

Rispetto a questo chiediamo che ITALIA LAVORO E IL COMUNE PROCEDANO SUBITO ALLA CONVOCAZIONE DI 30 GRANDI AZIENDE, compresa l'Amiu – SU CUI DALLA PRIMAVERA SCORSA, ACCETTANDO LA NOSTRA PROPOSTA, VI E' UN IMPEGNO DA PARTE DI ITALIA LAVORO.

DENUNCIAMO ANCHE IL FATTO CHE I SINDACATI CONFEDERALI E L'UGL NON SOLO IN QUESTI MESI NON HANNO FATTO NULLA PERCHE' SI REALIZZASSE UN MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI SOCIALI PER UN AUMENTO DELL'ORARIO DI LAVORO DEI LAVORATORI DEGLI APPALTI COMUNALI E IL SUPERAMENTO DELLA CASSA INTEGRAZIONE, NON SOLO NON SI STANNO BATTENDO PER UN PASSAGGIO DI EVENTUALI ESUBERI DA LAVORO A LAVORO STABILE E COLLETTIVO, MA IN QUESTI GIORNI STANNO ADDIRITTURA LORO CHIEDENDO CHE SI REALIZZI AL PIU' PRESTO IL PROGETTO FALLIMENTARE E DI
PASSAGGIO AL BUOI DI ITALIA LAVORO (pensano, forse di mandare allo sbaraglio gli altri lavoratori, salvaguardando solo i loro iscritti?).


Slai Cobas per il sindacato di classe
Lavoratori pulizie appalti comunali - Taranto cobasta@fastwebnet.it

27/07/08

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Prime notizie sulla sentenza del processo Fincantieri Venezia

Sono stati condannati i 7 dirigenti Fincantieri (6 in pensione e l'attuale Presidente che vorrebbe con Brunetta e la Cisl, portare in borsa le azioni) a 3 anni e 2 mesi, un po' meno (22 anni e 2 mesi) rispetto ai 38 anni chiesti dal pm Pipeschi.
La giudice ha concesso riconoscimenti economici di parte civile oltre che ai familiari delle 9 vittime che non hanno patteggiato prima della conclusione, quasi solo alla AEA di Venezia (40 mila euro e 25 mila di spese legali).
UNA GRANDE VITTORIA DELLA AEA che dopo 15 anni di duro isolamento da parte dei confederali e delle varie forze borghesi in campo, sta vincendo quasi tutti i 60 e piu' processi messi in campo. Franco Bellotto, a 70 anni ancora in barricata !!!
Adesso sta per cominciare il processo amianto per l'Enichem Montedison, per il Petrolchimico, insomma, un processo per moltissime vittime.

Slai cobas per il sindacato di classe - province di Venezia e Padova info@slaicobasmarghera.org

(23 luglio 2008)

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Infortuni: ribellarsi è giusto !

Esplosione in CC5 Acciaieria 1, dopo neanche 24 ore dal funerale di Antonio Anagni dell'appalto, un altro grave infortunio ad un giovane operaio, Piero
Viesti, dell'Ilva. Si è trattata dell'ennesima esplosione che avviene in questa area e in questa fabbrica altro che anomalia, come ha dichiarato l'azienda.
La verità che le norme di sicurezza e le pratiche operative non vengono applicate per responsabilità dell'Ilva e del suo management

E' da tempo che diciamo:

-    serve una postazione ispettiva interna che faccia costantemente PREVENZIONE e che intervenga subito anche su richiesta degli stessi operai
servono delegati RLS in ogni reparto, eletti direttamente dagli operai, che abbiano più ore e fermino il lavoro in caso di evidente pericolo servono sanzioni e pene gravi per azienda e capi responsabili, DEVONO ANDARE IN GALERA

Sono gli operai che devono prendere in mano la lotta e dire ciò che serve per salvaguardare la loro vita!

Le attuali organizzazioni sindacali, gli attuali Rsu e Rls, a parte qualche eccezione, si dimostrano incapaci di fronteggiare la situazione, fanno incontri, accordi che aumentano la condizione di precarietà in fabbrica e non sostengono, invece, questi semplici punti. Gli operai devono chiedere le dimissioni delle segreterie, delle Rsu e degli Rls.

Gli organi di controllo e il 'NOI' non sono in grado, così come sono, di garantire controlli; Asl e Ispettorato del Lavoro debbano rendere conto di quello che fanno e non fanno e di come lo fanno.


Slai Cobas Ilva Appalto per il sindacato di classe - Taranto cobasta@libero.it
6 luglio 08

 

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Dalmine - Slai Cobas per il sindacato di classe: sentenza di rilevanza nazionale.

Soddisfatto lo Slai Cobas per la sentenza di omicidio colposo nei confronti dei responsabili della sicurezza e dell'igiene del Lavoro della Tenaris Dalmine, in seguito all'infortunio mortale del 21enne Paolo Testa nel 2004.

"Dopo i tentativi della Dalmine di mascherare quanto accaduto - spiega Lamera Sebastiano - parlando di incidente stradale, questa sentenza assume un significato di rilevanza nazionale oltre che politica".

Lo Slai Cobas si era infatti presentato come parte civile al processo, nonostante il lavoratore non fosse un iscritto, in virtù dell'art.9 dello statuto dei lavoratori che lo riconosce come soggetto attivo per la sicurezza per i lavoratori.

"Stiamo procedendo - continua - su due fronti: da un lato per avere una corsia preferenziale per i processi per infortuni sul lavoro e morti bianche. Dall'altro per far si che scatti l'accettazione automatica del sindacato come parte civile nei processi che affrontano il tema della sicurezza".

 Alla Tenaris Dalmine spetta il rimborso al sindacato di 10mila euro.

IL BERGAMO 4 LUGLIO 2008

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Fiat: quale piano per Termini Imerese?

Piano A

 

1) 1,316 miliardi di investimenti  (Contratto di Programma) (356 milioni di contributi + altri 350 milioni da parte di Sviluppo Italia a titolo di “Finanziamento partecipativo”)

 

2)  150 milioni dalla Regione Siciliana

 

3)  Norma sull’assunzione degli apprendisti

 

4)  Raddoppio della linea

 

5)  Inserimento presse per la produzione  Punto o Cinquecento

 

6)   2000 assunzioni

 

7)  200.000 vetture l’anno circa

  

 

Piano B

 

1) 50 milioni di investimenti

 

2)  250 assunzioni

 

3) 110mila automobili l’anno

 

4) Lancia Ypsilon “sempre”

 

5) Nuova Lancia dal 2° semestre 2009

  

Quale piano per Termini Imerese?

  

L’unico vero piano che interessa la Fiat è il “Piano Zastava”

Piano Zastava: addio a Termini Imerese, si trasloca in Serbia — Incentivi diretti (5mila euro per assunto), esenzioni fiscali e terreni gratis

 

Perché scegliere la fabbrica della Zastava a Kragujevac? Non è certo un fatto sentimentale, dice il Sole24Ore  del 22 giugno. Né interessava il mercato serbo con le sue 50/60 mila vetture l’anno.Fiat dovrebbe assumere circa 2000 persone nella joint venture con Zastava, di cui Torino avrà il 70% del capitale. L’investimento sarà di 700 milioni di euro ripartiti fra i due partner, per una capacità produttiva prevista di 300.000 unità l’anno.Fiat vuole accorciare i tempi ed avviare la produzione della piccola auto al massimo all’inizio del 2010.

 

Le autorità serbe forniranno incentivi per un centinaio di milioni di euro tra contributi diretti (si parla di 3000-5000 euro per ogni assunto), esenzioni fiscali - verrà creata una zona franca valida anche per i subfornitori, dove potranno essere importati materie prime e semilavorati senza dazi - e altre agevolazioni. La città, per esempio, concederà gratuitamente i terreni per gli eventuali ampliamenti. Tutti questi incentivi non basterebbero senza il consistente differenziale nel costo del lavoro. La paga media netta dell’operaio serbo arriva a 300 euro al mese, e il lordo per l’azienda a 450 (circa 3 euro l’ora).

 

Il tasso di disoccupazione del 30%, l’anzianità degli attuali dipendenti, la presenza di una popolazione universitaria di 16.000 giovani, con tanto di facoltà di meccanica, le cui caratteristiche, si affretta a promettere il sindaco, verranno adattate alle esigenze della Fiat, daranno alla Fiat sempre giovani operai da sfruttare

 

Questi sono i parametri che guidano la fiat nella scelta dei siti produttivi! Buoni per scatenare la guerra tra operai!  

 

E i nuovi “corsi di formazione” stile Pomigliano che si faranno a Luglio a Termini Imerese per avere a disposizione operai sempre pronti ad accettare tutti i tipi di tempistica vecchia e nuova: dal TMC2 all’OCRA (Occupational Repetitive Action) al WCM (World Class Manufacturing), pur di spremere fino all’osso, fanno il resto.

 

Mentre continuano ad andar bene tutti gli altri stabilimenti: Tichy in Polonia, Betim in Brasile, riapre Cordoba in Argentina e si fanno accordi in India con Tata, in Russia con Severstal, in Cina con Chery, negli Stati Uniti con Chrysler, la Fiat vanta i più alti profitti degli ultimi anni e continua a piangere miseria chiedendo milioni di incentivi a fondo perduto ricattando da sempre gli operai di Termini Imerese per il costo del lavoro!

 

Il piano A è l’unico piano che può dare garanzie di lunga durata agli operai

 

Il piano B, anche con la crisi del mercato che si avvicina, non può dare le stesse garanzie- vedi la cassa integrazione a Melfi, 28-31 luglio 2008, e la chiusura di 3 settimane a Termini “per contenere gli stock di vetture”.

 

Ma la verità è che tutte queste discussioni sui diversi piani, tra l’altro, servono a distrarre gli operai

 

- dalle condizioni di salute e sicurezza in fabbrica

 

- dagli accordi peggiorativi sul contratto nazionale di lavoro, sui diritti degli operai

 

- dall’allungamento dell’orario di lavoro

 

- dalla mancanza di una vera contrattazione aziendale e un integrativo per recuperare i soldi persi

 

 

 

COSTRUIRE IL COBAS OPERAIO PER RILANCIARE LOTTA PER IL PIANO A E DIFENDERE I DIRITTI

 

Slai Cobas per il sindacato di classe - Palermo  cobas_slai_palermo@libero.it

 

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Palermo:  No alla privatizzazione della Fincantieri

 

Il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola nel corso della cerimonia di consegna della nave da crociera Splendor (113mila tonnellate) ultima nata del gruppo Usa Carnival, fabbricata da Fincantieri ha anche parlato dell’approdo in Borsa della società guidata da Giuseppe Bono, previsto nel Dpef.

Il ministro ha auspicato che la quotazione avvenga in tempi brevi “se possibile già in autunno” e non ha escluso che l’operazione possa portare sul mercato (qualora ci siano le condizioni) una quota di azioni Fincantieri anche  maggiore del 49% (percentuale indicata dal precedente governo).

 

Sulla quotazione Fincantieri Scajola ha precisato: “I tempi saranno quelli possibili. Che sia l’autunno o la primavera la cosa fondamentale è che ci si arrivi”.

Sull’eventualità che possa andare in Borsa più del 49% della società (nel Dpef non si parla di percentuali), il ministro ha detto: “sono problemi che si affronteranno nel tempo e secondo la valutazione complessiva del mercato nel momento in cui avverrà l’operazione” e ha sottolineato che non si devono fare “valutazioni di tipo chirurgico ma programmatico. Questo Paese ha bisogno di programmare il suo sviluppo”. Da parte sua Bono ha aggiunto che il fatturato dell’azienda “crescerà. Nel 2007 ha sfiorato i 2,7 miliardi. Nel 2008 arriveremo a 3 miliardi.” Sul sindacato diviso sul piattaforma integrativa Bono ha detto di essere convinto che ci voglia unitarietà anche se ha aggiunto “mi chiedo come siano conciliabili certe posizioni quando due componenti sindacali dicono sì alla quotazione e una dice no.”

 

Sarkozy ricompra i Cantieri Navali

 

Il governo francese al fine di salvare competenze, attività e posti di lavoro a Saint Nazaire si è accordato direttamente son Stx – anzi, secondo le indiscrezioni, proprio con il governo sudcoreano – per acquisire una prima partecipazione del 9% nei Chantiers de l’Atlantique (controllati da Aker) con l’intenzione di portare la quota pubblica in futuro al 34% rilevando la quota residua Alstom. Una “minoranza di blocco” insomma che come Parigi stessa ha affermato garantirà interessi strategici, industriali e militari oltre che migliaia di posti di lavoro, nel quadro di una ampia intesa di massima per 18 anni con i coreani che si sono impegnati a non competere direttamente con i cantieri francesi e a cooperare sul medio termine.

 

Il piano industriale della Fincantieri non deve rimanere un mistero!

E non solo per la privatizzazione - ci sono tanti altri problemi in ballo

 

- Condizioni di salute e sicurezza in fabbrica: è necessaria, tra le altre cose, una postazione interna allo stabilimento dell’ispettorato del lavoro

- Abolire gli accordi peggiorativi del contratto nazionale di lavoro, per mantenere e rilanciare i diritti degli operai

- Contro l’allungamento dell’orario di lavoro a 60 ore

- Per una vera contrattazione aziendale e un integrativo per recuperare i soldi persi

- Investimenti in tecnologia per migliorare la sicurezza

- Mettere fine alla precarietà costituita dai troppi appalti che non garantiscono la sicurezza e mettono gli operai l’uno contro l’altro

- Lottare per assorbire progressivamente tutti gli operai degli appalti in Fincantieri

- Aumentare i salari anche di fronte ad un aumento continuo del costo della vita!

 

Slai Cobas per il sindacato di classe - Palermo cobas_slai_palermo@libero.it

 

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Ilva Taranto: padroni assassini e complici

Lo sciopero di oggi è pienamente riuscito alle ditte di appalto dell'Ilva per la morte di Antonio Alagni, 45 anni di Taranto, sposato con una figlia, dipendente della ditta P&P impianti di Napoli, che operava in acciaieria 1 colpito alla testa da un bozzello della gru semovente, che si era staccato dai cavi d'acciaio che lo sostenevano, le funi che reggevano il gancio si sono spezzate e l'operaio è stato investito da un proiettile di 50 chili che è precipitato da una altezza di 5 metri
oltre 5.000 operai hanno riempito per oltre due ore il piazzale delle portinerie delle imprese per assicurarsi che nessuno entrasse dopo o da altra portineria, cosa che era successa in occasione del precedente omicidio alle ditte d'appalto - un operaio albanese - sono due i morti nel 2008 nell'appalto Ilva

All'Ilva lo sciopero è andato meno bene, ma meglio dell'ultima volta "come mai si era staccato il carico di bozzello ? le braghe erano rovinate, il carico era bilanciato e imbragato male ? che ci faceva l'operaio in quel punto quando le pratiche operative di quel lavoro prevedono  che non ci sia nessuno sotto i carichi sospesi ?
la gru riverniciata diverse volte e il cavo d'acciaio sfilacciato mostrano che si trattava di arnesi logori e non in sicurezza per un lavoro così rischioso la gru non era dotata di 'fine corso che è una specie di blocco che quando c'è -incontra il il bozzello e ferma l'ingranaggio per impedire che il carico si sganci, quella gru -secondo i testimoni- non ce l'aveva la qualità della impresa appaltatrice, questa come molte altre , non è all'altezza, appalti presi a basso costo e operai non attrezzati
adeguatamente, tempi e modalità di lavoro che non tutelano la ditta è una ditta del subappalto e in queste ditte  la situazione è abbastanza ingovernabile, mano d'opera usa e getta, difficilmente operano in sicurezza

l'Ilva si scarica sempre di responsabilità in questi casi il direttore del personale e delle relazioni industriali Pietro De Biasi nel precedente omicidio dell'operaio albanese,aveva dichiarato ' noi creiamo le condizioni perché si agisca in sicurezza, verifichiamo che ci sia la dotazione piena ed efficiente di tutti gli strumenti, ma poi come questo sia usato e applicato è materia che spetta in primo luogo all'azienda di cui dipendono i lavoratori, poi all'azienda appaltante, infine all'azienda
committente' ma tutti sanno che il sistema dell'assegnazione dell'appalto al massimo ribasso produce inevitabilmente questi effetti

lo sciopero del giorno dopo non è la soluzione, serve lo sciopero del giorno prima, serve aprire uno scontro prolungato con padron riva e padroni e padroncini sulla sicurezza, sui contratti, sui diritti sindacali, sugli orari ecc: su questo lo Slai Cobas per il sindacato di classe è solo nel sostenerlo, i sindacati confederali sono la fiera della complicità e ipocrisie rivendichiamo l'accorpamento delle ditte dell'appalto per ridurre il numero, rivendichiamo la nascita di un consorzio come soggetto unico trattante che permetta di verificare e realizzare uno standard minimo di uniformità di sicurezza e diritti,eliminando progressivamente i contratti precari,
rivendichiamo la responsabilità diretta dell'ilva circa l'appalto,
rivendichiamo il riconoscimento del rls in ogni azienda piccola o grande che sia con il loro coordinamento, formazione e tutela
rivendichiamo la postazione fissa ispettiva interna all'area Ilva per deterrenza riferimento delle denunce e pronto intervento
ma invece abbiamo piena condivisione delle direzioni sindacali  della logica Ilva nella concorrenza sul mercato mondiale della massima e del ribasso del costo di
lavoro estensione dei contratti precari anche in Ilva come è avvenuto con un recente accordo separato Ilva con fim e uilm le ditte dell'appalto come bacino di assunzioni pilotate spesso dal sindacato (la sede uilm è spesso e volentieri un ufficio collocamento o una sorta di agenzia del lavoro affollatissima)
gli rls pochi sono spesso dei sindacalisti trombati alle elezioni rsu assolutamente succubi dell'azienda e quando non  lo sono vengono colpiti isolati mobbizzati e su questo anche la segreteria fiom fa la sua parte - recentemente un delegato rls troppo attivo e indipendente è stato emarginato proprio dalla segreteria fiom
Fim e UGL sono sindacati gialli i cultori del sindacato non conflittuale con l'azienda
 

il presidente Vendola lancia lamenti alati ma firma atti di intesa con l'Ilva che sono una sorta di lasciapassare il sindaco Stefano scrive lettere d'amore a padron riva in cambio di fontanine
Florido presidente della provincia è da sempre uno degli uomini di riferimento di Padron riva

Cremaschi grande parolaio da giornali, annuncia sempre che la fiom farà sfracelli, si costituirà parte civile  ma all'Ilva di Taranto non avviene mai

ricostruire il sindacato di classe basato sui cobas
eleggere e formare gli rls come delegati di reparto
isolare riva e i padroni con la rete nazionale è il lavoro che facciamo e
che avanza sia pure lentamente in questi mesi

slai cobas per il sindacato di classe ilva appalto Taranto - 02/07/08
cobasta@libero.it

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Taranto: Lavoratori delle pulizia nelle scuole in lotta

Mercoledì 18 ore 17 PRESIDIO
PRESIDIO E INCONTRO IN PREFETTURA
lavoro, salario a luglio e agosto per i lavoratori delle pulizie nellescuole!

Giovedì u.s. si è tenuta una folta assemblea nella sede dello slai cobas per il sindacato di classe con delegazioni di lavoratori delle scuole di Taranto - anche di iscritti ad altre OO.SS. - in cui i lavoratori e le lavoratrici hanno espresso seria preoccupazione per la prospettiva di rimanere nei prossimi mesi di luglio e agosto senza lavoro e reddito, ma anche proteste a fronte del fatto che la Ditta Dussmann sta spostando lavoratori dalle scuole della provincia alle scuole di Taranto per
sostituire in estate parte dei lavoratori.

PER QUESTO L'ASSEMBLEA HA DECISO DI CHIEDERE alla Prefettura un incontro per MERCOLEDI’ 18 ORE 17, affinché si trovino le soluzioni per garantire la continuità di lavoro e reddito a circa 500 lavoratori e lavoratrici, la maggior parte monoreddito.

Quest’anno con la cassintegrazione in deroga, che comunque ha ridotto il salario, e con il netto aumento del costo della vita, non è sostenibile per i lavoratori stare due mesi senza reddito.
Tutte le istituzioni, e le parti interessate, a partire chiaramente dalla Ditta, devono attivarsi per scongiurare le sospensioni estive e risolvere costruttivamente il problema del lavoro e reddito.
I lavoratori sono già in agitazione e vorremmo evitare che riprendano lottee proteste come l’estate scorsa.

SLAI COBAS per il sindacato di classe - TA. 16.6.08

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Fiat di Termini chiusa da tre giorni

e la Fiat ne approfitta per rallentare la produzione dato che c'è un calo nelle richieste di auto

Caro gasolio: Terzo giorno stop alla Fiat Termini
6 giugno 2008 alle 09:45 — Fonte: repubblica.it
 
Terzo giorno di stop produttivo alla Fiat di Termini Imerese a causa dello sciopero degli autotrasportatori contro il caro gasolio.
Un migliaio le Lancia Y perse e soprattutto una pesante decurtazione nelle buste paga dei dipendenti alleggerite dal ricorso alla cassa integrazione. La protesta sta bloccando anche le fabbriche dell’indotto. “Fermo restando le ragioni di chi manifesta — afferma Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil — è un fatto che ogni volta siamo noi della Fiat di Termini a essere penalizzati dopo ogni agitazione. Paghiamo come lavoratori che si vedono ulteriormente tagliare i salari già magri e che assistono con preoccupazione all’aumento del carburante che incide certamente sul settore auto. Ma paghiamo anche come consumatori, anche perché al lavoro ci andiamo con le auto. A noi però — conclude amaro il sindacalista — nessuno pensa”.

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No ai piani di licenziamento della Bonduelle

La Bonduelle va avanti con il suo piano per arrivare a licenziare i lavoratori, infatti ha inviato una lettera a tutti i lavoratori in cassa integrazione, datata 28 maggio giorno dell'ultimo incontro sindacale, che dal 3 giugno finito il periodo di CIGO, sono in ferie forzate a tempo illimitato fino a nuova comunicazione individuale dell'azienda che riguarderà la ripresa del lavoro a lallio o battipaglia oppure il licenziamento come esubero.

Lo slai cobas per il sindacato di classe ha replicato all'azienda che questa azione unilaterale è illegittima visto che non si è arrivati ancora ad un accordo sindacale; visto che i lavoratori sono a disposizione per lavorare e che quindi, questa forzatura, appare esclusivamente un escamotage teso a non pagare le ferie in caso di risoluzione del rapporto.

Inoltre come sindacato abbiamo chiesto un'incontro urgente in prefettura per la settimana prossima, con la presenza del Prefetto, della Direzione provinciale del lavoro, dell’Inps e della Bonduelle per trovare una soluzione al problema occupazionale e di reddito per i lavoratori della Naturalmente Bonduelle di San Paolo d’Argon.

La situazione dei lavoratori Bonduelle verrà portata anche a Roma il 20 giugno nell'incontro richiesto al ministro del lavoro in occasione della manifestazione nazionale indetta dalla rete per la sicurezza sui posti di lavoro che si svolgerà con un presidio per l'intera giornata al ministero del lavoro (segue l'appello).
Un caso nazionale che unisce sicurezza sul lavoro e sicurezza del lavoro, infatti dopo l'incendio che ha messo a rischio la vita dei lavoratori ora si vuole approfittare per bruciare posti di lavoro e diritti, sfruttando la situazione di doppio ricatto verso i lavoratori immigrati e donne che alla Bonduelle sono la maggioranza.

Slai COBAS per il sindacato di classe
(coord. prov. Lamera Sebastiano)

per comunicazioni:

SLAI Cobas per il sindacato di classe

Sede legale e nazionale: Taranto v. Rintone, 22 telefax 099/4792086 – 347/5301704 – e mail: cobasta@libero.it

Sede regionale Lombardia: Milano v. Bolzano, 18 tel: 335/5244902 - e mail: cobasdalmine@infinito.it

Milano via Bolzano 18 cobasdalmine@infinito.it 335 5244902

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Il Contratto Collettivo Nazionale è morto
 
la proposta unitaria sul CONTRATTO NAZIONALE di cgil cisl uil
e' la fine della difesa collettiva dei salari e non solo.....
 
E' dagli accordi concertativi del luglio 1993 che sindacati-padroni-governo hanno minato alla base il contratto nazionale come strumento per rivendicare LA DIFESA DEL POTERE D'ACQUISTO DEI SALARI ottenendo aumenti salariali nelle paghe base per i lavoratori e i risultati sono sotto gli occhi di tutti con stipendi che non arrivano a fine mese.
 
LE PROPOSTE SONO TUTTE NELLA DIREZIONE DELLA MORTE DEL CONTRATTO NAZIONALE  DI LAVORO ATTRAVERSO L'ALLUNGAMENTO DI 3 ANNI DEL
RINNOVO ECONOMICO, LEGATO ALL'"INFLAZIONE REALISTICAMENTE PREVEDIBILE" (ANCORA PEGGIO DI QUELLA PROGRAMMATA),infatti si dice di sostenere e valorizzare il potere d'aquisto dei lavoratori "in ogni azienda e in ogni parte del Paese" significa attuare delle moderne gabbie salariali e legare tutto all'aumento della produttività, efficenza, meritocrazia, ossia ad accettare la logica dei padroni di farci sfruttare di più come moderni schiavi  e in ogni condizione, accettando quindi nocività e insicurezza sul lavoro.
 
Per finire si vuole anche eliminare i sindacati di classe e di base con nuove norme che certifichino la rappresentanza sindacale, altro che democrazia ma si afferma il monopolio e il corporativismo sindacale.
 
Tutto questo è inaccettabile e deve avere una risposta di massa con la mobilitazione dei lavoratori e con l'affermarsi nelle fabbriche di un nuovo modo di fare sindacato che difenda fino in fondo le condizioni dei lavoratori.
 
 
Slai cobas Dalmine per il sindacato di classe - cobasdalmine@infinito.it
 
9 maggio 2008

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Taranto: Che vergogna! Nuovo accordo rinvio assunzioni al call center Teleperformance 

Cgil, Cisl, Uil il 16 aprile '08 alla Teleperformance hanno fatto un nuovo vergognoso accordo con cui accettano, senza un minimo di trattativa sindacale, né uno straccio di contropartita, e in barba ai precedenti accordi del 19 dicembre '07 e del 11 marzo '08, un nuovo rinvio delle assunzioni a Tempo Indeterminato di tutti i lavoratori ancora a CO.CO.PRO, compresi quelli outbound e homeshoring. Queste assunzioni ora slitterebbero addirittura fino al 1° ottobre 2008, secondo un calendario che vedrebbe a giugno l'assunzione di 60 lavoratori, a luglio di 40 e il resto ad ottobre; non solo, anche facendo carta straccia degli impegni assunti per lavoratrici in stato di gravidanza e invalidi, anche per questi lavoratori c'è uno slittamento a giugno e a luglio '08, con una specifica assurda per le donne: a giugno passerebbero solo quelle che si trovano al 6° mese di gravidanza, a luglio quelle al 5° mese di gravidanza

E LE ALTRE DONNE INCINTA AL 4°, AL 3° MESE?.

Cgil, cisl, uil nel verbale di accordo accettano in toto le 3 motivazioni fornite dall'azienda, di cui due scaricano la responsabilità delle "difficoltà economiche aziendali" sui lavoratori: troppe malattie, scarsa produttività; la terza addebita la richiesta di rinvio al mancato adeguamento del mercato al costo dei dipendenti sostenuto dall'azienda, come dire che la Teleperformance nella trasformazione dei contratti co.co.pro. a Tempo Indeterminato non ci doveva mettere niente di suo, doveva mantenere intatti i suoi profitti.
MA SE TUTTO DECIDE L'AZIENDA E VALGONO SOLO LE SUE MOTIVAZIONI E I SUOI INTERESSI ECONOMICI, A CHE SERVONO CGIL, CISL E UIL PER I LAVORATORI?

Teleperformance ha sempre fatto e continua a fare tutto quello che vuole. Violava le normative di legge e contrattuali, e invece di essere sanzionata ha avuto finanziamenti, sgravi dal governo e, come se non bastasse, ulteriori grossi contributi dalla Regione Puglia; anche dopo ha continuato a violare le leggi, continuando ad assumere a co.co.pro centinaia di altri giovani, e disattendendo l'impegno per cui in caso di nuove assunzioni la precedenza andava ai lavoratori Homeshoring; continua a violare le norme sulla sicurezza, non facendo fare le visite mediche previste e le norme dello statuto dei lavoratori che vietano il controllo in cuffia.
MA NONOSTANTE TUTTO QUESTO, OTTIENE SOSTEGNO ALLE SUE LAMENTELE E ORA L'ENNESIMO RINVIO DELLA SUA MESSA IN REGOLA!

Una ultima considerazione: durante la campagna elettorale tutti i partiti sono andati a Teleperformance a raccogliere voti e ad omaggiare e esaltare i risultati di questa azienda; risultato: I LAVORATORI SONO STATI PRESI IN GIRO, MA L'AZIENDA CI HA GUADAGNATO UNA SETTIMANA DOPO LE ELEZIONI L'ACCORDO DEL 16 APRILE!

Ma Teleperformance non deve continuare impunemente a violare le leggi!

E' uscita una recente SENTENZA DELLA CASSAZIONE che ha stabilito che tutti i lavoratori call center devono essere assunti come lavoratori dipendenti.

SULLA BASE DI QUESTA IMPORTANTE SENTENZA, LO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE LANCIA UNA VERTENZA LEGALE E
INVITA TUTTI I LAVORATORI ANCORA CON CONTRATTI DI CO.CO.PRO. A METTERSI IN CONTATTO

APPUNTAMENTO: MARTEDI' 29 ORE 17,30 V. RINTONE, 22 TARANTO.

(t/f 099/4792086 - cobasta@libero.it - 3475301704 - v. Rintone, 22 TA) per sottoscrivere il ricorso - gratuito -per il passaggio subito a T.I.

Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto -  26.04.08

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Melfi: Accordo di chiusura alla Sata

Prima  ci uccidono con i ritmi di lavoro e poi ci mandano a casa

Lo slai cobas per il sindacato di classe esprime la sua netta contrarietà all'accordo firmato  per le chiusura alla Sata di Melfi dalla maggioranza della R.S.U.( e senza la Fiom ) nonostante la contrarietà degli operai che adesso si ritrova senza più permessi personali retribuiti fino a fine anno e con una decurtazione salariale sulla prossima busta paga ( perdita delle maggiorazioni sui turni ).
I motivi addotti dalla Direzione sono per ristrutturazione impianti  ma in effetti tutti sanno che si tratta di un calo di vendite: quando la produzione tira padron Fiat vara nuove organizzazioni del lavoro che ci spezzano le ossa e creano infortuni anche mortali, quando c'è un calo ci mandano a casa a loro piacimento.

Senza una vera organizzazione sindacale di classe nelle mani dei lavoratori è difficile cambiare le cose in Fiat Sata

Comunque il 24 Aprile saremo alla Sata alle 13.30 per unire il nostro No a quello dei lavoratori

i periodi di chiusura vanno
dal 25 aprile al 4 maggio 2208
dal 1 agosto al 24 agosto 2008
dal 24 dicembre al 31 dicembre 2008

Slai cobas per il sindacato di classe Puglia Basilicata - 22/04/08
cobasta@libero.it

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Sciopero dell’intera giornata per i lavoratori e lavoratrici delle cooperative sociali

I lavoratori delle cooperative sociali scioperano per

Siamo noi lavoratori delle coop sociali a mantenere in piedi i servizi di quello che vuole essere il “fiore all’occhiello” di Comune e Consorzio dei Servizi sociali: lo stato sociale nella realtà dei fatti è scaricato sulle spalle di chi ci lavora, costretto ad una sempre più maggiore discontinuità e sempre più precarizzato con i tagli ai servizi che significa perdita di posti di lavoro e di professionalità, con il conseguente disagio dell’utenza.

Lo SLAI COBAS per il sindacato di classe si batte per questo e invita i lavoratori e le lavoratrici a manifestare, venerdì 4 aprile, davanti la sede della Lega Coop in via Faentina alle ore 9.

Alle ore 11 porteremo la nostra protesta sotto gli uffici del Consorzio dei Servizi sociali

Slai Cobas cooperative sociali Ravenna - 04/04/08

Tel. 339/8911853 e mail: cobasravenna@libero.it

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LA SALUTE E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI IN ISTITUTO NON E’ PIU’ RINVIABILE 

Come ricorderanno i lavoratori avevamo presentato esposto all’ASL riguardo a due questioni :

1) lo smaltimento di materiale radioattivo dal reparto di Radio Terapia Degenze per avvenuto trasferimento  di attività di brachiterapia;

2) la messa a norma dei locali diluizione chemioterapici

 Per quanto riguarda il materiale della cosiddetta Camera Calda, grazie prima alla lettera dei lavoratori, dopo al nostro volantino e infine con l’esposto all’ASL, si è raggiunto l’obiettivo della rimozione del materiale radioattivo. Mentre per quanto riguarda i locali diluizione chemioterapici, fonte di pericolo condiviso con i lavoratori della maggioranza dei reparti, dopo una serie di promesse, in primis dell’ex Direttore Amministrativo Rampa, e dopo un incontro con la vecchia RSU, tutto è rimasto come prima, peggio di prima. La promessa centralizzazione per l’intero comparto del sistema di diluizione chemioterapici è rimasta lettera morta.

 Ma questo non è imputabile solamente a chi non lavora più in Istituto, o all’ingenua fiducia accordatagli dai rappresentanti RSU (di Cgil e SdL), o alla latitanza delle altre sigle sindacali (che in vista del rinnovo delle RSU sono state brave a riempirsi la bocca di essere sempre dalla parte dei lavoratori, ma che nei fatti sono alfieri degli interessi dell’Azienda).

 In questa lotta altri soggetti sono colpevoli di questa inadempienza legislativa (626/94). In testa l’intera Amministrazione, buona a parlare di eccellenza e a sperperare donazioni investendo soldi in inutili modifiche, come nel caso dei lavori in corso per il nuovo atrio, ma che ancora non ha nemmeno avviato i lavori della centrale unica di diluizione. Ma questa Amministrazione ha fatto carta straccia anche della migliore delle proposte possibili, quella fatta dal personale infermieristico della RTD2. Cioè quella di non interrompere le terapie delegando un infermiere alla diluizione, preparazione, trasporto, somministrazione, presso uno dei 2 locali a norma, Day Hospital e 8°C, per non penalizzare i pazienti in terapia; due infermieri a seguire il reparto per curare gli altri pazienti. I medici e responsabili di reparto hanno detto che era una proposta sensata e che si sarebbero adoperati presso i responsabili aziendali per l’attuazione della proposta. Ma tutto questo appoggio dei medici i lavoratori ancora non l’hanno visto, anzi si debbono sorbire la solita merce scaduta della serie “ma non si può interrompere una terapia utile al paziente”. E la salute dei lavoratori quanto conta per questi signori?

 Forse è lo stesso valore che i padroni alla ThyssenKrupp danno alla vita operaia : cioè niente?

 Infine la ciliegina sulla torta : il non intervento accertativo dell’ASL. Su questo la nostra valutazione parte da quello che succede nelle fabbriche. Come è emerso nel rogo della ThyssenKrupp, ai padroni è permesso di fare pressioni su Ispettorato del Lavoro, ASL, Tribunali, ma anche di corrompere funzionari, col solo obiettivo di salvaguardare i loro sporchi guadagni, e non pagare mai con anni di galera.

 Il tutto con la copertura di governo e sindacalisti corrotti, come puntualmente denunciato dalla nostra organizzazione sindacale, dall’Ilva di Taranto al porto di Ravenna, passando per Fiat Sata di Melfi, Tenaris/Dal mine,  Marghera e Cantieri Navali di Palermo. Anche in questa vicenda sospettiamo che qualcosa di non limpido sia avvenuto.

Ma sul piatto mettiamo un dato taciuto da tutti.

 Negli ultimi 3/4 anni abbiamo contato almeno una decina di lavoratrici/ri morti di tumore e allo stesso tempo stiamo assistendo ad un aumento di colleghi che si ammalano, sempre di tumore. Aggiungiamo che molti di questi hanno lavorato e lavorano in reparti a rischio radiologico e radioattivo.

 Come amano dire “esperti”- padroni- politici, per gli operai siderurgici, che si ammalano e muoiono di mesiotelioma pleurico perché esposti all’amianto, la colpa è sempre delle troppe sigarette, anche quando i lavoratori mai sono entrati in una tabaccheria? Mai le regole non rispettate dalle Aziende concorrono alla causa di queste morti “diluite”? 

Per queste ragioni per prima cosa ritorneremo all’ASL e contemporaneamente prepareremo un esposto/denuncia alla Magistratura. 

 Poi proponiamo a quei delegati RSU sensibili alla questione a costruire iniziative per sbloccare l’elezione degli RLS e proponiamo che la procedura sia quella di : TUTTI ELETTORI, TUTTI ELEGGIBILI, affinché i lavoratori siano rappresentati e tutelati da chi ha a cuore la nostra salute e sicurezza, e che denunci ogni inadempienza Aziendale.

  Ma per ottenere risultati occorre mettere in piedi iniziative di lotta che vedano protagonisti i lavoratori . Delegare o arrendersi a chi difende questo sistema di lavoro è illusorio e perdente.

 Slai COBAS Fondazione Istituto Tumori Milano per il sindacato di classe

Cell. 338-7211377; e-mail : cobasint@tiscali.it 

Per la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro

e-mail : bastamortesullavoro@domeus.it

24/01/08                 

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COMUNICATO sull’Assemblea Nazionale

“Per un sindacato di classe”

tenutasi a Napoli il 31 maggio 2008

promossa e organizzata da

Sindacato Lavoratori in Lotta – per il sindacato di classe

Slaicobas – per il sindacato di classe

L’Assemblea Nazionale ha visto la partecipazione di decine di delegati e delegate provenienti da varie parti del paese, oltre che di disoccupati, precari, pensionati, simpatizzanti e organizzazioni sindacali ospiti.

L’Assemblea Nazionale si è aperta, dopo la formalizzazione della Presidenza paritaria, con un messaggio di saluto e una breve presentazione da parte del compagno Rosario Cercola, Segretario Provinciale SLL per il sindacato di classe. Successivamente ha preso la parola il compagno Ernesto Palatrasio dello Slaicobas per il sindacato di classe che ha svolto una delle due relazioni introduttive.

 Analogamente è intervenuto il compagno Luigi Sito, Segretario Generale del SLL per il sindacato di classe, tenendo la seconda relazione introduttiva.È seguito un intenso e proficuo dibattito al quale hanno partecipato delegati e delegate provenienti da fabbriche e luoghi di lavoro dell’intero territorio nazionale, disoccupati, precari, attivisti della lotta per la casa, esponenti di altre Organizzazioni Sindacali, militanti politici.

Al termine del dibattito, che ha toccato i temi preannunciati nella convocazione (la lotta ai padroni e al Governo Berlusconi; la lotta alla concertazione dei sindacati di regime; il processo di unità, lotta, trasformazione del movimento sindacale) si è data lettura della Dichiarazione Finale che qui si allega.

Napoli 1 giugno 2008

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Dichiarazione Finale dell’Assemblea Nazionale

“Per un sindacato di classe”

tenutasi a Napoli il 31 maggio 2008

promossa e organizzata da

Sindacato Lavoratori in Lotta – per il sindacato di classe

Slaicobas – per il sindacato di classe

La crisi generale del capitalismo getta la classe operaia, i lavoratori, i disoccupati, i precari, i pensionati, le masse popolari in genere, in una condizione di gravissima difficoltà, della quale il basso livello salariale, l’aumento del costo della vita, l’intensificazione dello sfruttamento, il crescere della disoccupazione e il dilagare della precarietà, sono altrettante tragiche manifestazioni, senza menzionare la persistenza quotidiana del numero impressionante di morti e feriti sul lavoro, risultato della criminale gestione capitalistica del lavoro e dell’economia.

In questo contesto l’Assemblea Nazionale afferma la necessità che i lavoratori si uniscano qui e ora, nella prospettiva di rinnovare e trasformare il movimento sindacale del nostro paese per la ricostruzione del sindacato di classe.

è un processo lungo e complesso, ma siamo fermamente convinti di rappresentare un primo nucleo organizzativo lungo tale percorso, siamo persuasi dell’urgenza che il dibattito, oltre che le pratiche comuni di lotta e di unità già sperimentate da qualche tempo, tra le varie Organizzazioni Sindacali che esprimono l’analoga esigenza di avviare un processo di riunificazione del sindacalismo di base e di classe, proceda in un clima di lealtà e franchezza.

In questo senso l’Assemblea Nazionale esprime quale primo elemento di riflessione quello della necessità che il futuro sindacato sia un sindacato nelle mani dei lavoratori, fondato su organismi di base, sulla lotta, sul potere decisionale assoluto dei lavoratori nell’elaborazione delle piattaforme rivendicative e nella sottoscrizione degli accordi, sull’unità tra lavoratori, precari e disoccupati e tra proletari italiani e immigrati.

L’Assemblea Nazionale fa appello agli operai, ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari, ai pensionati in primo luogo, e a tutte le Organizzazioni Sindacali di base e di classe a convergere verso l’obiettivo della costruzione di un sindacato di classe nel nostro paese, strumento utile e necessario per poter rilanciare con determinazione la lotta per la difesa intransigente degli interessi proletari, sui temi del salario, della difesa o della conquista del posto di lavoro, del diritto alla casa, alla salute, all’istruzione, allo svago e al tempo libero.

I prossimi mesi vedranno il padronato italiano e il Governo Berlusconi, con l’appoggio della finta opposizione parlamentare del Partito democratico, intensificare l’attacco antiproletario su tutti i terreni. Sarà necessario organizzare la mobilitazione in un crescendo che possa culminare nella proclamazione dello SCIOPERO GENERALE contro il governo dei padroni capeggiato dal reazionario Berlusconi e appoggiato da Veltroni.

I promotori dell’Assemblea Nazionale propongono a tutte le Organizzazioni Sindacali interessate di incontrarsi per realizzare questo SCIOPERO GENERALE.

L’Assemblea Nazionale fa propria da subito la proposta della rete Nazionale per la Sicurezza nei luoghi di lavoro per una MANIFESTAZIONE-ASSEDIO al Ministero del Lavoro per il 20 giugno.

Per una nuova confederazione di base di classe!

Per un sindacato di classe nella mani dei lavoratori e delle lavoratrici!

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PER UN SINDACATO DI CLASSE NELLE MANI DEI LAVORATORI

Bassi salari, carovita, intensificazione dello sfruttamento, precarietà, disoccupazione, miserie e lutti, è questa la situazione in cui la classe operaia del nostro paese è costretta a vivere ogni giorno di più

La crisi generale dell’attuale ordinamento sociale, economico e politicoviene scaricata sui lavoratori e le masse popolari: I padroni e i loro governi oramai spadroneggiano, grazie a partiti e  sindacati di regime che hanno svenduto il bagaglio di esperienza e di conquiste strappate nei passati anni dalle lotte dei lavoratori.

L’ondata della crisi e le guerre imperialiste scatenate in tutti gli angoli del mondo contro altri lavoratori e popoli mostrano la divisione netta di classe del sistema: da un lato la classe operaia e le classi a essa legate sempre più colpite e impoverite, dall’altra le classi dominanti e i parassiti che  vivono nel lusso più sfrenato. È il caso eclatante che si presenta sotto gli occhi di tutti nel nostro paese.

È ora che i lavoratori, tutti, si uniscano per rispondere  trasformando  e rinnovando il movimento sindacale in tutto il nostro paese.

Vogliamo costruire un sindacato di classe che lotti realmente per il lavoro, per la trasformazione di tutti i contratti precari in lavoro stabile, per forti aumenti salariali e la reintroduzione della scala mobile, per la difesa della vita e la salute in fabbrica e sul territorio, per la gratuità della sanità, dei servizi pubblici e della scuola. Un sindacato fondato su organismi di base, sulla lotta dura e vera, sul  protagonismo e potere decisionale dei lavoratori su piattaforme, forme di lotta, accordi e non sulle logiche antidemocratiche, burocratiche e corporative dei sindacati confederali, un sindacato  per l’unità tra lavoratori, precari e disoccupati, tra proletari italiani e proletari immigrati

Un sindacato di classe capace di unire tutto il sindacalismo di base e conquistare la maggioranza degli operai e lavoratori.

Questo ci serve non solo per lottare sempre meglio e di più contro padroni e governo, ma anche per contrastare nelle masse popolari la deriva reazionaria e razzista instigata dalle politiche dei governi

noi siamo risolutamente contro la caccia, la persecuzione dei rom, gli infami roghi, la xenofobia contro gli immigrati., siamo contro questa ignobile guerra tra poveri, fatta per distogliere la gente dalle responsabilità dei loro veri nemici, padroni e malaffare, politici corrotti che hanno portato al disastro dei rifiuti, delle discariche , dell'inquinamento che uccidono e ammalano i proletari e i loro bambini

Come lavoratori e proletari, dobbiamo alzare la nostra voce contro ogni governo antioperaio e antipopolare come lo è stato quello di Prodi come lo è quello di Berlusconi.  Noi non possiamo essere al fianco dei padroni imperialisti americani, europeri e italiani nelle loro sporche guerre di sterminio per i profitti, noi siamo per il ritiro dei soldati italiani da tutti i fronti.

Anche per questo è necessario trovare la strada giusta, unificare le lotte, darsi una forza organizzata, costruire il sindacato di classe, nelle mani dei lavoratori.

ASSEMBLEA NAZIONALE

NAPOLI 31 MAGGIO ORE 9:00 - SALA GEMITO - NAPOLI

PROMOSSA DA:

SINDACATO LAVORATORI IN LOTTA – PER IL SINDACATO DI CLASSE

SLAICOBAS – PER IL SINDACATO DI CLASSE

 

  • CONTRO LA PRECARIETA’ E LA DISOCCUPAZIONE, LAVORO PER TUTTI.
  • CONTRO CAROVITA E BASSI SALARI, RIPRISTINO DELLA SCALA MOBILE.
  • BASTA SFRUTTAMENTO E STRAGI SUL LAVORO.
  • CASE PER TUTTI I PROLETARI.
  • DIRITTO ALLA SALUTE PER TUTTI.
  • CONTRO IL MONOPOLIO DEI CONFEDERALI, DIRITTI SINDACALI PER TUTTI.
  • CONTRO LA REPRESSIONE DEI LAVORATORI, CONTRO I LICENZIAMENTI POLITICI.
  • CONTRO LA SVENDITA DEI CCNL ATTUATA DA SINDACATI CONFEDERALI E CONFINDUSTRIA, UNITÀ E LOTTA!

sllna@libero.it - www.sll-na.it - tel. 081.287829 fax 081.5637815 

cobasta@libero.it -  tel. 099 4792086

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donne e sindacato


Vogliamo far sapere di una positiva novità che sta avvenendo nel sindacalismo di classe e di base.

Sabato 31 maggio vi è stata un'assemblea nazionale per la costruzione di un sindacato di classe nelle mani dei lavoratori, promossa dallo Slai cobas per il sindacato di classe e dal Sindacato lavoratori in lotta (SLL) di Napoli.
In questa assemblea le lavoratrici erano circa la metà di più di 200 lavoratori presenti; ma la novità non è stata tanto questa - spesso le donne nelle iniziative e assemblee sono tantissime - ma altro.

Le lavoratrici sono intervenute in tante, e questo non capita certo spesso in un'assemblea sindacale di vari settori di lavoratori; sono state le donne che hanno fatto quasi la metà degli interventi, dalle lavoratrici delle ditte di pulizia di Taranto, alle lavoratrici delle cooperative sociali di Ravenna, dalle lav. precarie di Napoli alle donne dei comitati di disoccupate di Ponticelli, dalle lavoratrici precarie della scuola di
Palermo, alle donne che stanno facendo una dura lotta per la casa di Palermo, ecc.

Sono stati interventi che hanno fatto sentire la forza e la doppia determinazione delle donne, per combattere i doppi problemi che affrontano sul lavoro o per trovare e mantenersi il lavoro, che sanno trasformare anche i problemi di oppressione, come la famiglia, in più forza, portando nella lotta anche i loro bambini, come ha raccontato Ada di Taranto ricordando le occupazioni di quest'estate sul ponte girevole (bambini che hanno partecipato anche all'assemblea di sabato).

I loro interventi hanno posto con chiarezza, entusiasmo a tutta l'assemblea il fatto che un sindacato di classe deve essere un sindacato di tipo nuovo, e il nuovo è rappresentato anche dal ruolo delle donne lavoratrici nella costruzione, direzione, nel carattere di classe e di genere che deve avere questo sindacato di classe; che questo non avviene stabilendo "quote", né inserendo nel programma del sindacato qualche codicillo sulla condizione e i bisogni delle donne, ma prendendo loro, le lavoratrici, in mano il sindacato di classe e trasformandolo, dandogli la loro impronta.

L'altra novità, in questo senso, è stato l'intervento proprio su questo di una lavoratrice di Palermo, che ha posto la questione della presenza e ruolo delle lavoratrici e di un sindacato di tipo nuovo come questione di principio/costitutiva, che su questo cambia la natura finora avuta dai sindacati, soprattutto dei sindacati confederali, ma che non è cambiata sostanzialmente neanche nei sindacati di base.
Ha posto la ricchezza per il movimento dei lavoratori della lotta delle lavoratrici che, proprio per la loro condizione di doppio sfruttamento e
doppia oppressione, di legame tra condizione lavorativa e condizione familiare, portano nella lotta e nel sindacato una visione più generale e trasformante, rompendo nei fatti con una "classe senza sesso", ponendo la questione di genere dentro la questione di classe.

E questa è una cosa purtroppo non scontata. Per esempio, nella recente assemblea nazionale dei sindacati di base tenutasi a Milano il 17 maggio, e che ha visto una presenza molto più grossa, di 1500 lavoratori, su decine e decine di interventi, quelli delle lavoratrici sono stati solo due/tre.

Questa presenza e ruolo delle lavoratrici è importante che ci sia nella prima iniziativa contro il nuovo governo Berlusconi che l'assemblea del 31 ha deciso: un assedio/manifestazione al Ministero del Lavoro per l'intera giornata del 20 giugno, con  richiesta d'incontro, microfono aperto a tutti i partecipanti, con la presenza anche di artisti; su due questioni: la strage dei morti sul lavoro, alla luce anche del nuovo Testo Unico sulla sicurezza e della sua insufficienza e; il legame della mancanza di sicurezza, rischio della salute con il lavoro precario.

E' indubbio che su entrambe le questioni la condizione delle donne è peggiore. Per questo invitiamo tutte le lavoratrici, soprattutto di Roma, a venire e partecipare all'assedio del 20 giugno.

Per metterci in contatto: cobasta@fastwebnet.it - 3475301704

Un forte saluto

Lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto e Palermo
4.6.08

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Manifestazione nazionale a Roma 20 Giugno  

COMUNICATO RESOCONTO

E' durato oltre 5 ore il presidio/assemblea nazionale sotto il Ministero del  Lavoro e in p.zza Barberini a Roma, tappa finale della marcia/carovana per la sicurezza sui posti di lavoro promossa dalla Rete nazionale, nata il 26 ottobre scorso. Sono arrivate progressivamente dalle prime ore del mattino fino a mezzogiorno inoltrato rappresentanze da tutt'Italia, offrendo un quadro realmente significativo della battaglia e dello scontro che la Rete nazionale sta conducendo contro le morti e le stragi sul lavoro, contro la precarietà che uccide e intorno all'attuazione, miglioramento del Testo Unico sulla sicurezza, Legge 81/08.
Le prime ad arrivare sono state le delegazioni di Taranto, Ilva, familiari e appalti comunali, appartenenti allo slai cobas per il sindacato di classe; il folto e compatto gruppo di operai e delegati della ThyssenKrup, con Ciro Argentino con lo striscione dei giorni della strage, del dolore e della rabbia di Torino, ma anche con i più recenti dell'ultima manifestazione delle marcia/carovana contro la guerra dei padroni che ha toccato appunto Torino, il 17 giugno.
E via via sono arrivati tutti, dalla Dalmine di Bergamo e l'altra fabbrica bruciata della Bonduelle, all'Ist. Tumori di Milano, dal Comitato lavoratori trasporti di Torino alle foltissime delegazioni di Palermo dei Cantieri Navali ma anche i partecipanti all'ultima manifestazione contro la tragedia di Mineo (CT).
La piazza si è poi via via rinfoltita con l'arrivo delle delegazioni romane, i lavoratori dell'UsiAit che hanno costituito l'ossatura anche tecnica della manifestazione, e la novità dei Comitati immigrati con la folta delegazione di operai, lavoratori, lavoratrici rumeni, albanesi, con striscioni, bandiere, una realtà sempre più importante della Rete nazionale e della battaglia per il diritto di cittadinanza, per non essere più invisibili votati a morire sui cantieri.
E ancora sono arrivati, il Comitato 5 Aprile per la sicurezza e la salute sul lavoro, centro di coordinamento della mobilitazione romana, con dentro operai e delegati della Telecom, Rls Ferrovieri, tecnici della prevenzione; pezzi importanti della sinistra romana che ha data la sua adesione e sostegno: il 'Nodo lavoro Sinistra Europea', le federazioni del Prc e Pdci di Roma.
Ma la maggior parte delle delegazioni veniva da ogni parte d'Italia. Da Ravenna, dall'Enichem e dalla Marcegaglia, al coordinamento degli operai e lavoratori immigrati di Porto Marghera, alla grande e forse più numerosa delegazione nazionale del Sindacato Lavoratori in Lotta , organizzatore dei due cortei più importanti di tutta la marcia, quello in solidarietà con Ciro Crescentino sindacalista licenziato dalla cgil e quello che ha portato mille disoccupati, precari e lavoratori in piazza a Napoli il 28 aprile scorso.
Si sono aggiunte poi novità davvero importanti degli ultimi giorni, le lavoratrici, le compagne di Action, con presenza di molte immigrate, con un grande striscione colorato, che insieme alle lavoratrici di Taranto, Palermo hanno organizzato con altri striscioni, vari pannelli una zona molto visibile nella piazza sulla condizione generale, di precarietà, insicurezza sul lavoro e oppressione, discriminazione, delle lavoratrici.
Ma molti altri non hanno voluto far mancare la loro presenza e adesione: l'Usicons - associazione difesa utenti e consumatori di Roma, delegati dei sindacati di base appartenenti all'assemblea lavoratori autoconvocati di Roma, l'associazione "Sentieri di liberazione", da Molfetta l'Associazione Linea 5, l'associazione Militanz da Napoli, Piattaforma comunista di Roma, ed altre realtà spesso non chiaramente identificabili, che hanno reso questa manifestazione davvero unica, una vera novità nello scontro attuale frutto di una marcia che con le sue 50 assemblea e oltre 20 tappe ha toccato migliaia di lavoratori, donne, familiari, ispettori, tecnici, giuristi, Medicina democratica, delegati di ogni organizzazione sindacale, dalla Fiom ai sindacati di base e lavoratori di ogni settore.
Erano inoltre presenti i figli di Guglielmo Simoneschi, magistrato impegnato sul fronte della sicurezza; ma anche l'ex sottosegretario al lavoro Rosa Rinaldi, la compagna partigiana Braccitorsi.
Striscioni, pannelli, cartelli, volti, testimonianze, interventi. Sotto un sole cocente. Combattenti della guerra di classe contro i padroni e il capitale che uccide, ma anche compartecipi di una battaglia di civiltà per affermare il primato della vita degli operai e dei lavoratori sul profitto.
Una chiamata a raccolta di oltre 200 rappresentanti di 200 posti di lavoro, città, territori, devastati negli ultimi due anni di oltre 1600 morti.

Tutti hanno potuto vedere come la Rete si estende e si allarga con combattività e proposte. Numerose le televisioni e i giornalisti presenti che hanno intervistato principalmente gli operai della ThyssenKrupp alla vigilia dell'apertura del processo - 1° luglio - contro i padroni assassini; ma anche i familiari, i rappresentanti più conosciuti della Rete, gli immigrati, le lavoratrici.

L'assedio a distanza del Ministero ha avuto il suo momento significativo in occasione dell'incontro.
Durante l'incontro si è svolta in piazza una assemblea aperta con numerosi interventi e testimonianze.
Per l'incontro  i rappresentanti del Ministro hanno chiesto inizialmente una delegazione ristrettissima, cosa che non poteva essere accettata vista la natura della Rete. Per cui, a fronte delle insistenze della piazza, la delegazione si è ingrossata diventando effettivamente rappresentativa, dalla Thyssen a Taranto, ai Cantieri Navali di Palermo, alle realtà romane, al Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, alla rappresentanza degli immigrati, alla Dalmine, ai familiari dell'Ilva di Taranto, alle lavoratrici precarie.
L'incontro al Ministero è durato oltre due ore, mentre in piazza Barberini la manifestazione proseguiva.
Assente direttamente il Ministro Sacconi, delegato dal Ministro, l'incontro è stato tenuto dal Direttore generale del Ministero, delegato alla condizione di lavoro e della sicurezza in fabbrica, Ugo Menzioni.
L'incontro è stato aperto da Ernesto Palatrasio a nome dell'intera Rete nazionale che ha presentato la Rete e indicato l'ordine del giorno dell'incontro: che intende fare il governo del T.U. sulla sicurezza L. 81, a fronte anche di dichiarazioni preoccupanti e inaccettabili del Min. Sacconi.
A premessa è stato detto che avrebbero parlato tutti i rappresentanti perché questo era una espressione delle diverse realtà generali ma anche delle diverse aspetti del tema della sicurezza sul lavoro, ognuno dei presenti aveva cose da denunciare, da pretendere e proposte da fare. Infine, abbiamo detto che avremmo riassunto 6 proposte principali della Rete su cui proseguire il confronto.
E' stata rappresentata la marcia/carovana e il confronto con tutte le realtà delle stragi in cui la marcia/carovana è stata presente, dalla Thyssen a Molfetta, da Porto Marghera alla Sicilia; un confronto proveniente dalla diverse fabbriche e non  dagli 'addetti ai lavori' e dalla casta sindacale.
E' stato affermato che evidentemente non si poteva caricare tutto il Ministero del Lavoro di una tematica così complessa che riguarda tutta la politica del governo e quindi interessa tutti i Ministeri, dalla Salute alla Giustizia, all'immigrazione, con il tema anche unificante della precarietà.
E' stato ricordato come avevamo combattuto negli ultimi mesi del governo Prodi intorno a emendamenti al Testo Unico provenienti dai delegati Rls, familiari, ispettori, tecnici della prevenzione, intorno ai nodi delle sanzioni, dei controlli, degli RLS, che quindi eravamo interessati ora a vedere, restando tuttora insoddisfatti dell'attuale Legge 81, se si intendeva andare avanti o andare indietro.
A questa prima introduzione della Rete ha risposto il Direttore Generale riprendendo alcune affermazioni del Min. Sacconi fatte in occasione della strage di Mineo: il piano straordinario della sicurezza, la ricerca delle risorse finanziarie che mancano, l'attenuazione obiettiva della fase repressiva di controllo per privilegiare formazione e informazione, l'integrazione dell'intervento pubblico-privato, i fondi interprofessionali sostenuti dal sott. Viespoli, il coordinamento dei dati e degli interventi di vigilanza, il rafforzamento degli organi paritetici, associazioni imprenditoriali e sindacali.
Questa risposta ha lasciato naturalmente abbastanza insoddisfatti tutti i rappresentanti che hanno cominciato il loro giro di interventi. Ciro Argentino ha ripreso i temi della Thyssen, ha alzato il tiro nella denuncia verso i padroni e sul ruolo insufficiente, se non connivente, degli organi statali, la negatività di misure quali la detassazione degli straordinari, mentre se proprio qualcosa si voleva realmente detassare avrebbero dovuto essere gli investimenti delle aziende per la sicurezza. Ha posto con decisione il riconoscimento della Rete. Pur essendo lui un delegato appartenente alla Fiom e quindi ai sindacati confederali, ha espresso una forte insoddisfazione verso di essi sia sul ruolo da essi svolto sui posti di lavoro sia nel confronto col governo sul Testo Unico sulla sicurezza.
 Subito dopo ha preso la parola Dromedari, tecnico della prevenzione della asl delegato rsu cgil  appartenente al comitato 5 aprile che ha fatto una contestazione tecnica di come funzionano gli organi di ispezione e i controlli di prevenzione, ha denunciato la grave situazione di sottorganico in cui versano i servizi asl, ha ribadito che non è sufficiente la sola attività repressiva per affrontare il problema  ma va rilanciato il ruolo di Rls e lavoratori che sotto il ricatto della precarietà del posto di lavoro mettono in secondo piano la sicurezza rispetto alla possibilità di mantenere il posto di lavoro per portare a casa un minimo di stipendio per la sopravivenza della propria famiglia - ha citato il caso di Crescentini licenziato dalla stessa cgil per aver denunciato cantieri illegali - certo con precarietà detassazione straordinari, allungamento dell'orario di lavoro attacco al contratto nazionale gli infortuni e le morti sono destinati a crescere Luigi Sito del Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, ha messo i piedi nel piatto; il numero crescente di morti sul lavoro nonostante i governi e le leggi cambino e che invece di risolvere il problema, si proponga di far lavorare i lavoratori per 60/65 ore e quindi di ammazzarli di lavoro; mentre ha ricordato come essi siano stati incriminati e processati per aver protestato e difeso i familiari di un disoccupato quando si è tolto la vita per mancanza di lavoro; come, quindi, chi lotta contro queste tragedie, invece di essere ascoltato venga criminalizzato. Ha sottolineato che i lavoratori precari, disoccupati non ne possono più e che se i governi non sono in grado di affrontare i problemi, si debbano organizzare per un loro governo, un governo operaio.

Daniela Cortese rls telecom del Comitato 5 Aprile ha ripreso il lavoro fatto con il governo precedente nella fase finale della stesura del Testo Unico, in particolare sul problema del raddoppio dei Rappresentanti della sicurezza che dovrebbero essere due ogni 200 operai,  sul potere di convocazione dell'assemblea da parte degli rls come su altre cose che poi non sono state recepite nella stesura finale, ha espresso una forte preoccupazione per il rafforzamento degli organismi paritetici e indirettamente dei sindacati maggiormente rappresentativi, mentre ha chiesto che venga riconosciuto alla Rete un ruolo di interlocuzione e contributo, formale o informale che esso sia, perchè esso è importante e utile alla costruzione di una legislazione che risponda all'esigenza di affrontare realmente il problema della sicurezza sui oposti di lavoro, e ha chiesto che su questo il governo si esprima chiaramente.

La moglie di un operaio dell'Ilva dell'Associazione 12 Giugno è tornata su questo argomento, insistendo perchè in aziende come l'Ilva ci sia una postazione degli ispettori che svolga una funzione di deterrenza, controllo tempestivo e punto di riferimento dei lavoratori e delegati, mentre invece è stata autorizzata una postazione Inail la cui funzione allo scopo è inutile.
Dai familiari ma anche da altri interventi è stato sollevato il problema della 'corsia preferenziale' per i processi aventi per oggetto omicidi bianchi e la 'procedura d'urgenza' per i ricorsi aventi per oggetto l'inosservanza delle norme sulla sicurezza.
Il delegato della Dalmine ha posto due temi: quello della certezza della costituzione di parte civile per le organizzazioni sindacali aziendali che deve essere favorita a tutela dell'interesse collettivo dei lavoratori e del danno collettivo che una morte in fabbrica costituisce. Ha poi denunciato con forza il caso della Bonduelle di Bergamo dove i padroni sono responsabili dell'incendio della fabbrica e gli operai vengono messi in cassintegrazione, mobilità o trasferiti, invece di chiamare i padroni a pagare i costi del loro danno e a salvaguardare i posti di lavoro; così come è inconcepibile quello che è avvenuto in una altra fabbrica di Bergamo, dove chi ha denunciato l'inosservanza della sicurezza è stato allontanato con la forza dalla fabbrica.
Questo tema è stato ripreso con un documentato intervento da un operaio dei Cantieri Navali di Palermo che ha portato al Ministro un dossier di fotografie che dimostrano l'inosservanza sistematica delle norme di sicurezza nei Cantieri Navali di Palermo e in particolare nelle ditte dell'appalto, ma come, a fronte di queste denunce, lui sia stato buttato fuori dalla fabbrica, abbia perso lavoro e reddito e che a tutto questo ha contribuito attivamente il sindacato confederale interno e che tutto questo è avvenuto con il silenzio/assenso degli organi istituzionali e di controllo. Senza intervenire in questi casi esemplari, affermando sicurezza e giustizia, i governi, qualunque sia il loro colore, di fatto non fanno nulla e le leggi restano sulla carta.
Il rappresentante della comunità rumena parte del Comitato immigrati di Roma ha con progressiva insistenza illustrato la situazione reale dei lavoratori immigrati, del razzismo, della discriminazione, della volontà di non integrazione, dell'affermazione di una disparità di trattamento e diritti, contraria ai principi umani e sociali a cui lo Stato dice di riferirsi e che, chiaramente, provoca una condizione lavorativa nei cantieri, nelle fabbriche, nelle strade, nelle case, che si traduce in morti, colpevoli di voler mantenere una famiglia e sottrarla alla miseria. Ha dichiarato che questo rende necessario lo sciopero di tutti gli immigrati perchè di questa condizione di lavoratori di serie B, di moderni schiavi non se ne può più. Infine, è intervenuta una lavoratrice precaria che ha illustrato come sia impossibile parlare di sicurezza sui posti di lavoro quando il lavoro viene negato, quando le amministrazioni comunali tradiscono le promesse o le usano solo a fini elettorali e clientelari, quando ci si trova non solo senza lavoro, ma anche senza soldi e senza casa e nessuno vuole provvedere.

A fronte di queste forti denunce, ma anche dell'illustrazione di una condizione articolata e generale che è alla base della catena di morti sul lavoro, a fronte di una competenza tecnica mostrata dalla delegazione nell'individuare problemi e trovare soluzioni, a fronte della superiorità morale di classe espressa dalla delegazione, il rappresentante del Ministero del Lavoro è apparso colpito e senza argomenti convincenti, ha affermato che molte delle cose dette possono essere risolte con la Legge 81/08 approvata, e che su questo lui poteva dare garanzie. Su altre questioni poste, tipo riconoscimento della Rete, il Direttore Generale mette a disposizione un indirizzo e mail dove possono essere inviate le proposte della Rete e anche le segnalazioni dalle varie realtà di lavoro; ma circa il riconoscimento di essa come interlocutore ora come ora appare difficile ed è comunque una decisione di carattere politico del Ministro a cui lui non poteva fare altro che riferire.
A seguito dell'incontro che si è tenuto tra la delegazione e il rappresentante del ministero è stato emanato un comunicato stampa del Ministero.

A incontro finito, la delegazione è tornata in piazza e ha riassunto brevemente i contenuti dell'incontro e affermando che un  documento con le proprie proposte sarà  inviato al governo perchè su di esso si esprima.
La Rete ha annunciato come proseguirà il lavoro dopo questa importante giornata.
Vi sono molte richieste da diverse città e luoghi di lavoro che la marcia/carovana riprenda e prosegua a settembre e questo è naturale che venga fatto. Ma la rete intende andare oltre la marcia.
SERVE UNO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE. Da più parti, sia in ambito confederale e politico, sia in ambito dei sindacati di base, di questo si parla o viene annunciato.
La Rete nazionale da parte sua spinge e contribuisce per questo sciopero generale, che comunque intende promuovere, con il concorso di tutti, ove non emerga una data condivisa precedente, per il 6 dicembre, anniversario della strage della Thyssen.
La Rete nazionale ora andrà a strutturarsi sul piano locale, oltre le tappe della marcia, per un lavoro comune e sistematico che assumerà anche la forma di 'ronde territoriali' per il controllo dal basso delle condizioni di lavoro e di sicurezza, per l'intervento immediato, l'organizzazione dei lavoratori e la pressione verso padroni e istituzioni.
Vogliamo gli RLS in ogni reparto, in ogni realtà produttiva, eletti direttamente dai lavoratori. Se la legge e le norme tra le parti sociali non permetteranno questo, bisognerà imporre anche con elezioni autogestite questa rete di fatto sui posti di lavoro di delegati Rls necessari per mobilitare i lavoratori e modificare i rapporti di forza su questo fronte in fabbrica. Per questo promuoveremo esperienze tipo-pilota quest'autunno, ovunque sia possibile.
Accordi tra i vari partecipanti alla Rete anche per ulteriori scadenze specifiche sugli immigrati, sulle donne, sono stati presi durante la giornata.

Queste proposte che sono anche un nuovo appello a tutti ad unirsi alla Rete verranno pianificate nella loro organizzazione in una riunione nazionale convocata a fine settembre.

Insieme alle proposte conclusive sono partiti i canti di lotta e di denuncia di Marco Chiavistelli sui temi del lavoro, delle malattie professionali, amianto e di Piero Brega, uno dei fondatori del canzoniere del Lazio, che hanno cementato il clima di lotta ma anche di orgoglio e coscienza che ha caratterizzato la partecipazione delle delegazioni della Rete da tutt'Italia.

 

INDIZIONE MANIFESTAZIONE NAZIONALE 20 GIUGNO ROMA

E' stata indetta dalla rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro una manifestazione nazionale per il 20 giugno a Roma sulle seguenti parole d'ordini - Basta morti sul lavoro, giù le mani dal testo unico sulla sicurezza che va applicato e migliorato non peggiorato e svuotato, la precarietà uccide basta con i contratti di lavoro  precari che mettono in condizioni di pericolo e morte  i lavoratori, diritto di cittadinanza per tutti i lavoratori immigrati.

La manifestazione consisterà in un presidio per tutta la giornata sotto il Ministero del lavoro, a cui è stato richiesto un incontro, nel quale parleranno i rappresentanti dei lavoratori e della rete nazionale, i familiari delle vittime sul lavoro, le organizzazioni sindacali di base che organizzano precari e disoccupati i comitati immigrati e tutti coloro che vi aderiranno, ci saranno anche musica e interventi di artisti solidali.

Finora è certa la presenza di:
operai e delegati ThyssenKrupp torino con Ciro argentino
delegati rls operai e familiari ilva di Taranto
operai e lavoratori Polimeri e precari Ravenna
comitato 5 aprile per il lavoro sicuro Roma
assemblea lavoratori autoconvocati Roma
USI ait Roma e nazionale
slai cobas per il sindacato di classe
operai e lavoratori Porto Marghera
cobas dalmine Bergamo
operai e delegati Bonduelle Bergamo
comitato lavoratori trasporti Torino
sindacato lavoratori in lotta Napoli
comitato immigrati Roma e Napoli
operai e lavoratori Porto Marghera Mestre Venezia
tecnici prevenzione e ispettori Roma, Taranto
operai e lavoratori precari e cantieri navali Palermo
Ciro Crescentini sindacalista licenziato dalla CGIL
istituto tumori milano e rappresentanze comitato no expo Milano
attrice contro Roma
teatro delle ceneri Bologna
associazione writers nazionale

le adesioni  sono a perte a tutti e vanno comunicate a
rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@domeus.it

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